Il contagio cresce, ma per ora è sotto controllo

Il contagio cresce, ma per ora è sotto controllo

Il contagio, anche a Belluno, cresce. Ma per ora non in maniera significativa. Lo dimostrano i dati del report settimanale dell’Ulss 1 Dolomiti. E lo certificano anche i numeri giornalieri.

Partiamo da quest’ultimi. Nelle ultime 24 ore si contano 38 nuovi casi positivi. Addirittura qualcuno in meno rispetto ai giorni precedenti, quando si erano attestati intorno alle 50 unità giornaliere. Ma attenzione, i dati del lunedì sono sempre un po’ al ribasso, perché nel weekend si processano meno tamponi. In ogni caso, anche i bellunesi attualmente positivi, 670, non sono aumentati rispetto agli ultimi giorni. I casi totali, dall’inizio dell’epidemia, un anno fa, sono 18.184, frutto di 207 mila tamponi molecolari e 151 mila antigenici.

Il trend è confermato anche dai dati dell’ultima settimana. Guardando il grafico, si nota un lieve aumento dei casi, ma, come riporta l’Ulss 1, «Con evidenti oscillazioni giornaliere».

Insomma, per ora nessuna terza ondata. Almeno così pare. Ma ci sono alcuni focolai da tenere d’occhio, come si evince dalla mappa del contagio nei 61 Comuni bellunesi, che tiene conto dell’incidenza dei nuovi contagi su mille abitanti. Anche in questo caso la mappa non desta, per ora, particolare preoccupazione. Gran parte dei Comuni (colorati di azzurro tenue) contano dai 2 ai 4 casi ogni mille abitanti, ma sono molte anche le caselline bianche, che segnalano i municipi di fatto “Covid – free”. Il viola colora solamente i confini di San Nicolò Comelico, dove evidentemente si è attivato un micro – focolaio. Ma parliamo di un comune di 378 abitanti, giocoforza soggetto a grandi oscillazioni con pochi numeri. Più preoccupante, in divenire, la situazione a Pieve di Cadore, dove nei giorni scorsi i casi si sono moltiplicati rapidamente, fino a superare le 50 unità, a causa di alcuni micro- focolai in ambito familiare e lavorativo.

Il report settimanale dell’Ulss certifica anche come la pressione sugli ospedali sia stabile. Nella graduatoria del rischio, Belluno è in zona “gialla” sia per quanto riguarda i ricoveri in area non critica (che oggi sono 53, più 22 negli ospedali di comunità) che quelli in terapia intensiva (8). La provincia di Belluno, in questo, è in linea con il dato regionale. Non bisogna però cantare vittoria, perché il numero dei ricoverati, dopo il drastico calo avvenuto tra fine dicembre e metà gennaio, si attesta sugli stessi valori da oltre 40 giorni. Medici, infermieri e personale sanitario sono sotto pressione da tempo, e ormai è chiaro come basti poco per peggiorare le cose.


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