A Rasai i muri non separano. Raccontano. Raccontano storie, custodiscono memoria e diventano tele su cui la letteratura incontra il paesaggio. È iniziato così “Muri parlanti – Rasai racconta Dino Buzzati”, il nuovo progetto culturale promosso dal Comitato Sala Teatro Rasai APS, con il sostegno del Comune di Seren del Grappa e dell’Associazione Monte Grappa, destinato a trasformare il paese in un museo a cielo aperto.
L’iniziativa ha preso forma nell’ambito dei festeggiamenti del Decennale di San Rocco 2026 e sarà inaugurata ufficialmente il prossimo 1° agosto, in occasione del passaggio dei pellegrini del Cammino da San Vittore a Cima Grappa. L’ambizione è quella di costruire, anno dopo anno, un itinerario artistico permanente capace di intrecciare i racconti di Dino Buzzati con la storia e l’identità di Rasai.
Il primo capitolo del progetto porta la firma dello street artist trevigiano Diego Montagner, tra i nomi emergenti dell’arte urbana italiana. Classe 1990, Montagner è noto per interventi di riqualificazione che affrontano temi sociali, storici e ambientali, trasformando gli spazi pubblici in luoghi di narrazione collettiva. Nel corso della sua carriera ha realizzato opere in numerose città italiane e collaborato anche ai progetti artistici delle navi costruite nei cantieri Fincantieri.
Il murale, realizzato in Piazza della Vittoria, si ispira al racconto Il palloncino. Protagonista è la piccola Noretta, colta nell’istante in cui un semplice palloncino riesce a trasformare la realtà in un universo di meraviglia e speranza. Ma l’opera custodisce anche un secondo livello di lettura: sullo sfondo riemerge infatti la Piazza della Vittoria di oltre un secolo fa, ricostruita grazie a una cartolina del primo dopoguerra. Non è casuale nemmeno la scelta della parete, ciò che resta di un edificio demolito proprio per realizzare l’attuale piazza. Un muro sopravvissuto alle trasformazioni del paese che oggi diventa esso stesso memoria.
«Per questo murale ho scelto uno stile più malinconico e una palette di colori meno vivace del solito», spiega Montagner. «Volevo che l’opera fosse coerente con la storia di Buzzati e con lo sfondo, ispirato a una fotografia originale del paese tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, un periodo in cui tutto era più essenziale. Anche la composizione ha un significato preciso: la bambina e il palloncino sono posizionati in modo che quest’ultimo sembri alleggerire il muro stesso. Voglio inoltre ringraziare tutti i paesani per l’affetto dimostrato durante il lavoro: ogni giorno qualcuno mi portava un caffè, dell’acqua o qualcosa da mangiare. Mi sono sentito parte della comunità».
Il percorso proseguirà con una seconda opera, affidata all’artista Alessio-B, che sarà realizzata sulla facciata della scuola dell’infanzia e prenderà anch’essa ispirazione dall’universo narrativo buzzatiano.
L’obiettivo degli organizzatori è coinvolgere progressivamente artisti, cittadini, associazioni, imprese e proprietari di immobili, dando vita a un itinerario permanente capace di valorizzare il territorio attraverso l’arte contemporanea e di favorire un turismo lento, culturale e sostenibile.
«Come Amministrazione comunale – afferma la vicesindaca e assessora alla Cultura Denise Guadagnin – abbiamo scelto di sostenere questo progetto perché investire nella cultura significa investire nell’identità e nell’attrattività del territorio. La street art rappresenta inoltre un linguaggio contemporaneo capace di avvicinare anche i più giovani al patrimonio culturale e letterario locale. Ci auguriamo che questo sia soltanto il primo capitolo di un percorso destinato a crescere negli anni».
Soddisfatto anche il presidente del Comitato Sala Teatro Rasai, Daniele Taita: «“Muri Parlanti” è molto più di un intervento artistico. È un ponte tra la creatività degli artisti, i racconti di Dino Buzzati e la memoria del nostro territorio. Vedere gli spazi quotidiani animarsi di storie e cultura rappresenta il senso più autentico del nostro impegno per la comunità».
Perché a Rasai, da oggi, i muri non servono soltanto a delimitare uno spazio. Possono anche raccontare una storia.





