I cambiamenti climatici? «Portano nuove opportunità alla montagna»

I cambiamenti climatici? «Portano nuove opportunità alla montagna»

Saranno i cambiamenti climatici a salvare la montagna dallo spopolamento e dall’inesorabile invecchiamento? Quella che può sembrare una semplice provocazione è invece un’ipotesi che comincia piano piano a farsi strada. Il covid d’altra parte ce lo ha insegnato: le persone anelano spazi vitali e libertà. Che il riscaldamento globale possa essere un alleato per le cosiddette “Terre alte” diventa così una vera e propria prospettiva, supportata da dati e analisi. Ci crede Confindustria Belluno, che assieme all’associazione «Riabitare l’Italia» ha raccolto alcuni tra i massimi esperti nazionali di clima e sviluppo montano e li ha messi attorno ad un tavolo, per discutere delle nuove opportunità dovute ai cambiamenti climatici e di cosa occorre fare per poterne davvero raccogliere i frutti. 

Le prospettive, insomma cambiano, come spiega il direttore dell’associazione degli industriali, Andrea Ferrazzi:

I dati d’altra parte sono incontrovertibili e sono stati presentati da Paola Mercogliano del Cmcc (il Centro mediterraneo per i cambiamenti climatici): «Dall’inizio dell’era industriale – spiega – la temperatura media globale è aumentata di un grado centigrado. Ma nell’area del Mediterraneo questa crescita è maggiore e si attesta attorno a 1.3 gradi». Il trend è in costante crescita. «I diversi modelli climatici utilizzati per l’Italia – continua Mercogliano – mostrano risultati concordi su un aumento della temperatura media a metà secolo rispetto alla fine dello scorso. In  tutti gli scenari si evidenzia un consistente aumento di giorni con temperatura minima superiore a 20°C in estate con un corrispondente aumento dei periodi senza pioggia. «Lo stress termico, inoltre- spiega la scienziata del Cmcc –  si acuisce in ambiente urbano, dove aumentano i rischi per la salute connessi ai cambiamenti climatici».

In questo nuovo scenario la montagna veneta – e bellunese in particolare – ha alcune frecce al proprio arco. Lo dimostra proprio uno studio condotto qualche tempo fa dalla stessa Mercogliano per conto di Confindustria Belluno Dolomiti ed Enel. Il documento analizza attraverso 70 diversi parametri come è cambiato e continua a modificarsi il clima tra le Dolomiti. 

Brevemente: anche in montagna aumentano i giorni caldi e secchi, mia senza andare incontro alle ondate di calore che si registrano in città. Che significa minor necessità di condizionatori e conseguentemente minor consumo di energia elettrica. Ma nevica sempre meno, a parte una piccola porzione di territorio nella parte nord-ovest della provincia (Cortina, per capirsi): i giorni con più di 30 centimetri di neve al suolo si sono già ridotti del 9.5% in 20 anni. Calano anche i giorni di gelo, con benefici riscontri per le infrastrutture stradali ma un aumento del 10% del rischio di interruzioni delle linee elettriche aeree, per i fenomeni atmosferici sempre più violenti, che creano anche maggiore fragilità del territorio. 

In ogni caso le potenzialità per una rinascita della montagna ci sono. Il clima più mite permette di portare in quota coltivazioni ad alto valore aggiunto, come la vite, e può dare la spinta decisiva al turismo slow e sostenibile. Ma basta questo per rendere attrattivo il Bellunese? Certo che no, serve altro:

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