Ad ascoltare gli accenti tra alberghi, piste da sci e sentieri – in un mese qualsiasi prima del Covid – si capisce perfettamente quanto incida il mercato estero sul turismo made in Dolomiti. Parlate teutoniche e british d’estate, accenti da est europeo d’inverno. Poi ci sono i dati a confermare che gli stranieri sono imprescindibili per il settore vacanziero. Nel 2019, prima della pandemia, il turismo bellunese aveva fatto segnare ottimi numeri: 1.028.261 arrivi, di cui 452.616 stranieri (il 44%); e 3.744.708 presenze, di cui 1.410.704 da cittadini stranieri (il 38%). Ma la componente extra-italiana era più o meno la stessa anche negli anni precedenti. Un esempio, il 2018: su 996.997 arrivi, il 42% era straniero; mentre su 3.703.328 presenze, il 36% arrivava da Paesi esteri. Insomma, i vacanzieri non italiani portano almeno un terzo della ricchezza prodotta dal turismo. La controprova? Le difficoltà dell’estate Covid, dove il mercato interno ha retto alla grande, ma i bilanci sono rimasti comunque negativi, per l’assenza di tedeschi, inglesi, statunitensi e tutti gli altri.
E l’estate 2021? Potrebbe essere più rosea. Anzi, più green. Perché a Bruxelles stanno studiando il Green pass europeo per viaggiare Covid free. La Commissione Ue vuole lanciarlo il 1° giugno. Si tratterebbe, secondo le bozze di proposta, di un certificato gratuito; un QR code da tenere nello smartphone o da stampare su carta, con tre alternative per dimostrare di poter viaggiare: essersi sottoposti alla vaccinazione, essere risultati negativi a un tampone, oppure essere guariti dal Covid-19 ed avere sviluppato gli anticorpi.
Il sistema operativo, tramite app, sarà pronto il primo giugno e gli Stati potranno implementarlo perché diventi pienamente operativo tra i 27 e nell’area Schengen a luglio. Qualcuno però si è già mosso, come la Grecia e la Danimarca (dove il Green pass apre le porte di cinema e ristoranti).
E l’Italia? Al momento è al vaglio un pass per spostarsi tra regioni. Resta da capire quali saranno gli sviluppi nazionali ed europei. Perché rifugi, alberghi e ristoranti dolomitici hanno la necessità di sapere come muoversi. Se turismo sarà, va progettato subito: giugno è dietro l’angolo.





