Oltre quattromila studenti delle scuole superiori di Belluno e Treviso raccontano il loro rapporto con il volontariato. È il quadro emerso dall’indagine del Csv Belluno Treviso, presentata ieri sera in streaming in occasione della Giornata Internazionale del Volontariato. La ricerca, svolta nell’anno scolastico 2023/2024 in diciannove istituti delle due province, ha coinvolto 4.128 ragazzi: 519 bellunesi e 3.537 trevigiani, con un’età media di 16 anni. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con gli Uffici Scolastici, le Consulte provinciali degli studenti e gli Amici delle Scuole in Rete.
La grande maggioranza degli intervistati riconosce al volontariato un forte valore educativo. Tre studenti su quattro ritengono che favorisca la crescita personale e lo sviluppo di competenze utili anche nel mondo del lavoro. Tra le capacità che i giovani percepiscono come maggiormente sviluppate emergono la comunicazione, il confronto con gli altri, la cooperazione, la responsabilità, l’apertura alla diversità e l’empatia.
Accanto a questa visione positiva, la ricerca mette in luce anche alcune criticità. Una parte minoritaria degli studenti non attribuisce particolare importanza al dono, non percepisce benefici psicologici o non ritiene che il volontariato contribuisca a migliorare la fiducia nella società. C’è anche chi lo considera inutile per il Paese, chi lo associa allo “sfruttamento” e chi lo giudica una perdita di tempo. Percentuali contenute, ma significative per comprendere le resistenze che ancora esistono.
Gli ambiti in cui i giovani sarebbero più propensi a impegnarsi riguardano soprattutto le attività con i bambini, la comunità locale, l’ambiente, lo sport e il contrasto alla povertà. Sette studenti su dieci hanno già avuto un’esperienza di volontariato e, tra chi l’ha provata, il giudizio è estremamente positivo: oltre il 95% assegna un voto superiore alla sufficienza e il 65% valuta l’esperienza tra l’8 e il 10. Chi ha scelto di impegnarsi lo ha fatto principalmente per il desiderio di essere utile, per la disponibilità di tempo libero o per l’interesse verso una specifica associazione. Tra chi non ha mai partecipato, pesa soprattutto la mancanza di tempo, ma va considerato anche un gruppo di studenti che non si sente interessato.
La scuola si conferma un contesto strategico: il tema del volontariato è stato affrontato in classe dal 72% degli studenti e per uno su cinque è stato proprio l’ambiente scolastico a far conoscere questo mondo. Molti chiedono più occasioni per approfondire, attraverso progetti dedicati, incontri con le associazioni del territorio, testimonianze dirette e iniziative di promozione.
«Questa ricerca conferma quanto i giovani siano sensibili, curiosi e pronti a mettersi in gioco quando trovano contesti accoglienti ed esperienze significative», commenta Giancarlo Cavallin, presidente del Csv Belluno Treviso. «I dati ci incoraggiano a rafforzare il ponte tra scuola, famiglie e associazioni, per offrire percorsi capaci di valorizzare talenti e passioni. Allo stesso tempo non possiamo ignorare quella percentuale di ragazzi che vede il volontariato come sfruttamento o perdita di tempo: le nostre attività nelle scuole e i percorsi estivi vanno proprio nella direzione di migliorare la percezione del valore del dono».





