Un archeologo di fama internazionale. Una ematologa impegnata nella lotta al Covid. Un imprenditore. Un matematico che ha contribuito a recuperare gli affreschi del Mantegna distrutti dai bombardamenti. Un fisarmonicista di rilievo. Un uomo attivo nella solidarietà internazionale e un altro nell’associazionismo. Cosa li accomuna? Il fatto di essere tutti bellunesi che si sono fatti valere lontano da Belluno. Sono gli “ambasciatori” della bellunesità, insigniti ieri (11 dicembre) del Premio bellunesi che hanno onorato la provincia in Italia e nel mondo, istituito da Provincia e Bellunesi nel Mondo. In una giornata di festa a Lamon, per quella che è stata ribattezzata dal ministro D’Incà e dal presidente della Provincia la «Giornata dell’orgoglio bellunese».
«I bellunesi sono capaci di grandi sacrifici, ma anche di grandi opere, grazie ai valori che portano dentro» ha detto il ministro D’Incà, intervenuto alla cerimonia di un premio che ha vent’anni di storia. «Vent’anni in cui abbiamo premiato decine e decine di bellunesi, a testimoniare da una parte il fenomeno dell’emigrazione che contraddistingue il nostro territorio, dall’altra la grande capacità che hanno i nostri conterranei. Dovunque sono andati e dovunque vanno, si fanno apprezzare per il lavoro, l’impegno, e le grandi doti umane e professionali».
Gli esempi sono nei sette premiati. Fausto Bortolot, imprenditore e gelatiere, discendente di una famiglia che ha cominciato a fine Ottocento a portare i gelati artigianali in giro per la Germania. Massimo Fornasier, il matematico che ha studiato un modello per il recupero degli affreschi di Mantegna a Padova. Paolo Forlin, archeologo lamonese oggi attivo a Chicago. Ivano Battiston, docente di fisarmonica al conservatorio di Firenze. Dino Bee, membro del Comitato Internazionale della Croce Rossa di Ginevra, responsabile delle “banche del sangue” con missioni in Pakistan e Cambogia e, successivamente, amministratore e coordinatore amministrativo in ambito ospedaliero in sei Paesi diversi dall’Africa al Medio Oriente. Camargo Ronchi, pronipote di emigrati bellunesi in Brasile, che lavora instancabilmente per mantenere viva la memoria, la cultura e i valori della sua terra d’origine, fino alla fondazione dell’Associazione Bellunesi nel Mondo Famiglia Jaragua do Sul. E Giustina De Silvestro, nata a Domegge, direttrice della prima banca italiana del siero iperimmune che si è dimostrato molto efficace nella cura del virus SarsCoV-2, in una fase in cui ancora non c’era il vaccino o altri medicinali in grado di contrastarlo.
«Il mio territorio mi ha dato molto, specialmente il carattere – ha detto proprio la dottoressa De Silvestro -. Non dobbiamo mai dimenticare le nostre origini. Neanche quando capiamo che Belluno – purtroppo – è ancora sconosciuta: a noi il compito di farla apprezzare».
Proprio la montanità è stata vista da molti dei premiati come un valore aggiunto, non tanto come un limite. «Chi viene dalla montagna sa che non è un limite, bensì occasione per superare i propri limiti» le parole di Massimo Fornasier. «La montagna me la sono portata nel lavoro, ma la vivo anche come un abbraccio che mi accoglie ogni volta che torno».
Già, tornare. Come il nuovo inno dei Bellunesi nel mondo, “Io ritornerò”, scritto, cantato e presentato ieri dal sindaco-cantautore Mauro Da Rin Bettina, già primo cittadino di Vigo di Cadore. Tornare è anche l’obiettivo dell’associazione Abm, o meglio far tornare i giovani che ancora oggi emigrano in cerca di occasioni di lavoro e sviluppo professionale che spesso in provincia mancano.





