Un colpo durissimo per l’export veneto: nei primi nove mesi del 2025 le vendite all’estero sono scese dello 0,6%, contro il +3,6% nazionale. La contrazione vale 360 milioni di euro e colloca il Veneto, insieme a Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, tra le poche regioni del Nord con segno negativo. Lo stock complessivo delle esportazioni si ferma a 59,3 miliardi di euro. Lo certificano i dati elaborati dalla Cgia di Mestre.
Il dato più drammatico riguarda Belluno: le esportazioni verso gli Stati Uniti sono crollate del 35%, bruciando oltre 256 milioni di euro di commesse. «Un uragano che si è abbattuto sul commercio dolomitico», sottolinea la Cgia di Mestre. Nessuna altra provincia veneta ha subito una flessione così pesante. Padova, al contrario, ha migliorato la performance verso gli USA dell’85%.
I settori più penalizzati? Apparecchi per uso domestico (-44,5%), occhialeria (-29,4%) e macchine agricole (-28,4%). Proprio l’occhialeria, seconda voce per peso nell’economia bellunese, ha trascinato il dato verso il basso. Nonostante ciò, le aziende hanno limitato i danni grazie alla diversificazione: l’export complessivo bellunese cala solo dello 0,4%.
Le politiche protezionistiche USA, unite alla svalutazione del dollaro (-12% dall’inizio dell’anno), rischiano di condizionare il commercio estero veneto nel medio-lungo periodo. Ma la Cgia invita alla prudenza: «I nostri manufatti sono di alta gamma. Gli imprenditori non chiedono sussidi, ma un fisco più equo, infrastrutture efficienti e meno burocrazia. Serve un sistema Paese moderno per tornare a vincere sui mercati mondiali».





