Dodici ore di consiglio comunale: «Svilito il dibattito sul Centro antiviolenza»

Dodici ore di consiglio comunale: «Svilito il dibattito sul Centro antiviolenza»

È durato dodici ore, l’ultimo consiglio comunale di Belluno. La seduta si è aperta alle 10 del mattino e si è chiusa dopo le 22.30, peraltro senza concludere la discussione dei punti all’ordine del giorno. Ma un punto in particolare ha sconvolto il Pd: quello sul Centro antiviolenza, per il quale è stata ricordata anche Giulia Cecchettin.

Il Centro infatti accoglie le donne vittime di violenza, ma rischia la chiusura a causa delle novità in termini di finanziamento: per l’intesa Stato-Regioni, ha diritto di accesso ai contributi regionali solamente la struttura che dispone di un servizio di reperibilità h24. E il Centro, gestito dal volontariato, non è in grado di assicurarlo. Per questo si sono mossi da luglio la Provincia e la Consigliera di parità provinciale. E per questo il Pd sta portando in tutti i consigli comunali un ordine del giorno apposito. Ma non ha trovato sponde amiche – pur con qualche eccezione – tra le fila della maggioranza di Palazzo Rosso.

«In un momento come questo, a soli pochi giorni dall’omicidio di Giulia Cecchettin, sentir dire da alcuni consiglieri della maggioranza che “questa non è una priorità” oppure “ci sono anche gli infanticidi” ci lascia increduli. Seppur ci siano stati voti favorevoli all’odg anche da qualche membro della maggioranza, i troppi distinguo che abbiamo sentito ci fanno pensare che la strada per contrastare il fenomeno della violenza maschile contro le donne sia ancora molto, molto lunga» scrive in una nota il partito, a margine del consiglio comunale fiume.

«Ci sarebbero davvero tante cose da dire su quello che è successo in 12 ore di consiglio comunale, ma ci limitiamo a evidenziare altri due episodi» continuano i Dem. «Il Pd Città di Belluno ha presentato un ordine del giorno per esprimere la massima contrarietà ai tagli lineari che il Governo Meloni intende imporre agli enti locali. Abbiamo chiesto l’intervento del senatore De Carlo – sindaco di Calalzo di Cadore e unico parlamentare bellunese – affinché si faccia carico di intraprendere un’azione parlamentare volta a tutelare gli enti locali dai tagli proposti dal Governo,

con particolare riferimento ai territori montani. La maggioranza ha deciso di non discutere nemmeno questo odg, bocciandone l’ammissibilità. C’è davvero questa paura di andare contro al Governo nazionale, solo perché dello stesso colore politico? Alla faccia del civismo».

Il secondo episodio riguarda invece il nuovo regolamento di Polizia locale, che introduce la sperimentazione del taser. «Al di là delle questioni di merito sulla pericolosità dello strumento stesso, ci spaventano particolarmente le parole dell’assessore Addamiano che, con evidente

fastidio, ha bollato i consiglieri contrari a questo emendamento come “pacifisti”, come fosse un insulto» concludono le consigliere Dem Claudia Bettiol e Maria Teresa Cassol. «Nella speranza che chi ci governa non sia guerrafondaio, ricordiamo all’assessore che il concetto di sicurezza non si fa

con le armi o con la repressione, ma con politiche educative e di prevenzione di cui purtroppo, nel bilancio previsionale, non vediamo traccia». 

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