È stato inaugurato sabato scorso, 28 agosto, a Forcella Marmarole (quota 2.667 metri), sulle Dolomiti bellunesi, il nuovo bivacco Fratelli Fanton.
Il presidente della sezione Cai di Auronzo, Stefano Muzzi, alla presenza dei progettisti, di alcuni rappresentanti del Soccorso Alpino della Stazione di Auronzo e di altri escursionisti saliti per l’occasione, ha potuto stappare la bottiglia che ha sancito l’apertura della nuova struttura.
«Si tratta della realizzazione di un percorso nato nel 2015. Un progetto e un sogno che sono diventati realtà» sottolinea Stefano Muzzi, presidente della sezione Cai di Auronzo.
«Prima il concorso di idee, nato dalla collaborazione tra il Cai di Auronzo e la Fondazione Architettura Belluno Dolomiti, concorso vinto dallo Studio Associato Demogo di Treviso, ora la collocazione a Forcella Marmarole, in un ambiente incontaminato e di straordinaria e selvaggia bellezza».
Il bivacco ora è aperto, anche se, a causa delle normative anti Covid, l’accesso è legato a motivi di emergenza. Per lo stesso motivo all’interno della struttura non sono state poste le coperte e i cuscini. «Invitiamo tutti gli escursionisti che d’ora in avanti visiteranno la struttura a rispettare quanto realizzato lasciando il bivacco nelle stesse condizioni in cui l’hanno trovato, ben chiuso e al riparo dagli agenti atmosferici» dice ancora Muzzi.
L’architetto Simone Gobbo ha illustrato lo sviluppo e la realizzazione dell’opera mentre Massimo Casagrande, vicepresidente del Cai di Auronzo, si è concentrato sulla genesi: «L’aspetto del bivacco ideato dallo Studio Demogo è quello di un volume sbozzato adagiato sul crinale, un’architettura che si caratterizza fortemente per un profilo inclinato in grado di adattarsi all’orografia della Forcella Marmarole» spiega Casagrande. «L’edificio ha una forte valenza anche nella spazialità interna, interamente organizzata in modo ascensionale lungo il pendio, formando in questo modo un elegante balcone puntato verso Auronzo. L’opera ha affrontato sfide tecnologiche complesse e si propone come un progetto orientato a esplorare la ricerca sui materiali in alta quota. Vuole essere, insomma, un tentativo di ripensare l’ospitalità in montagna».





