Eliminare la plastica dal compost prima ancora che diventi un problema. È l’obiettivo del progetto Al.Pe.S Ambiente, sperimentato nel Bellunese nell’impianto di Dolomiti Ambiente S.p.A., che punta a produrre un compost di alta qualità, completamente plastic free e utilizzabile in agricoltura biologica.
A Santa Giustina, in località Maserot, Dolomiti Ambiente gestisce un impianto all’avanguardia per il trattamento della FORSU, la frazione organica dei rifiuti urbani, servendo numerosi Comuni attraverso un processo che combina digestione anaerobica, biossidazione in biocelle e maturazione finale. Negli ultimi anni, tuttavia, è emersa una criticità crescente: la qualità dei rifiuti organici raccolti, soprattutto nelle aree turistiche, è peggiorata. Plastica, imballaggi e materiali non compostabili finiscono nel ciclo produttivo e, pur restando entro i limiti di legge, compromettono la qualità finale del compost. Un limite tutt’altro che marginale, in particolare per il settore dell’agricoltura biologica, dove anche la sola presenza visiva di plastica può rendere il prodotto inutilizzabile. Da qui nasce la sfida di Al.Pe.S Ambiente, progetto promosso da Fondazione Progetto Uomo con il contributo di Fondazione Cariverona: non inseguire la plastica a valle del processo, ma intervenirvi all’origine, ripensando completamente la “ricetta” del compost.
Il cambiamento parte dalla gestione delle frazioni verdi — erba, sfalci e ramaglie — in costante aumento negli ultimi anni. Se in passato queste venivano miscelate con la FORSU tradizionale, aumentando il rischio di contaminazione, oggi la strategia è diversa: sostituire la componente più esposta all’ingresso di impurità con materiali già controllati e puliti. Entrano così in gioco due elementi chiave del processo anaerobico: il digestato solido, ricco di sostanza organica stabilizzata, e la frazione liquida della FORSU, un concentrato di nutrienti privo di plastiche e altre impurità. Una miscela che, una volta trattata in biocella, sviluppa un’intensa attività biologica, raggiungendo temperature superiori ai 60 gradi per più giorni, condizione che garantisce la completa igienizzazione del materiale. L’intero processo è costantemente monitorato grazie a sensori di temperatura e ossigeno, assicurando il controllo delle condizioni biologiche e la stabilità del prodotto finale.
La fase pilota ha già restituito risultati significativi. Il compost ottenuto è privo di plastiche visibili, presenta un indice di germinazione del 120% — ben oltre i limiti normativi — e mostra un contenuto più elevato di carbonio organico e azoto rispetto ai compost tradizionali. Anche sotto il profilo microbiologico e dei metalli pesanti i parametri risultano conformi alla normativa, mentre la stabilità biologica si colloca su valori superiori agli standard richiesti per l’utilizzo agricolo. Il prossimo traguardo è l’ottenimento della certificazione per l’uso in agricoltura biologica. L’obiettivo è vicino: resta da affinare il parametro relativo al cadmio, attualmente di poco sopra i limiti previsti, attraverso un’ulteriore selezione delle matrici in ingresso e l’ottimizzazione delle miscele.
L’ambizione è chiara e concreta: offrire al Bellunese un compost locale, di alta qualità, completamente plastic free e certificabile per il biologico. Un prodotto in grado di chiudere il ciclo della materia organica all’interno del territorio, riducendo sprechi e trasporti e sostenendo la transizione agro‑ecologica del Bio Distretto.





