“Minori non tutelati, il CNDDU: la scuola da sola non può bastare”

“Minori non tutelati, il CNDDU: la scuola da sola non può bastare”

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene con toni duri sulla vicenda della quindicenne bellunese vittima di violenze fisiche e psicologiche in famiglia, un caso riemerso in questi giorni con l’avanzare del procedimento giudiziario. Per il CNDDU, quanto accaduto non è un episodio improvviso, ma il risultato di una “progressiva condizione di isolamento, privazione della libertà personale e mortificazione dell’identità”, maturata tra l’estate 2022 e l’inizio del 2023.

La ricostruzione emersa in aula descrive un contesto familiare segnato da controllo, aggressività e instabilità. La ragazza sarebbe stata privata del telefono, limitata nelle uscite e sottoposta a violenze fisiche e umiliazioni. Tra gli episodi più gravi citati nel dibattimento, una percosse con il manico di una scopa che le avrebbe provocato la frattura del setto nasale. In questo clima, la giovane avrebbe progressivamente rinunciato a ogni forma di resistenza, fino a un gesto autolesivo compiuto durante una comunicazione clandestina, segnale di un disagio ormai profondo.

In mezzo a tutto questo, la scuola è stata uno dei pochi spazi in cui il dolore ha trovato un varco. La studentessa si è confidata con compagni e docenti, affidando all’ambiente educativo una richiesta implicita di aiuto. Ma, sottolinea il Coordinamento, quell’ascolto non si è tradotto in un intervento tempestivo: la ragazza ha continuato a vivere nella stessa condizione di vulnerabilità, arrivando anche a interrompere temporaneamente la frequenza scolastica.

La svolta è arrivata solo il 10 agosto 2023, quando la giovane, accolta dalla zia, ha potuto raccontare tutto ai carabinieri e formalizzare la denuncia.

Per il CNDDU, il caso mette in luce un nodo strutturale: la scuola non può essere lasciata sola nella gestione di segnali così evidenti di disagio. “L’ascolto è fondamentale, ma non basta se non si traduce in azioni concrete di tutela”, osserva il presidente Romano Pesavento. Il Coordinamento chiede un rafforzamento del raccordo tra istituti scolastici e servizi territoriali, protocolli chiari e operativi, e una rete capace di intervenire con tempestività.

La presa di posizione tocca anche il tema dell’educazione ai diritti umani. Per il CNDDU, non può essere solo un contenuto teorico, ma deve diventare esperienza concreta: aiutare ragazze e ragazzi a riconoscere la violenza, a nominarla, a sapere che esistono strumenti per chiedere aiuto. In questo senso, l’educazione affettiva e relazionale viene indicata come un tassello strategico per prevenire situazioni di abuso.

“Episodi come questo devono interrogare l’intero sistema educativo e sociale” conclude Pesavento. “La tutela dei minori non può dipendere dalla casualità o dalla resilienza individuale, ma da una responsabilità collettiva capace di tradursi in azioni coordinate ed efficaci. Solo così la scuola può essere davvero uno spazio di protezione, crescita e dignità”.

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