Pensieri in quota

 

È cambiato il mondo dopo la pandemia? O siamo cambiati noi? 

Per provare a scoprirlo, o almeno per riflettere, tornano i “Pensieri in quota” di Antonio G. Bortoluzzi.

Scrittore, premio Gambrinus-Mazzotti della montagna, finalista Premio Calvino; il suo ultimo romanzo “Come si fanno le cose” è pubblicato da Marsilio 

 

Ce la immaginavamo diversa questa Fase Tre, magari animata da un vigore selvaggio, come di un possente cavallo trattenuto alla briglia dai vincoli del blocco da Covid-19. E invece l’impressione che si ha è che questo purosangue, liberato dalle pastoie, guardi impaurito oltre il recinto e non si decida a lasciare il luogo del confinamento per la grande prateria. 

Sono stato in tre luoghi di lavoro: allo sportello di una banca, in un’edicola, in una pizzeria. In banca c’era un’impiegata che cercava con tutte le sue forze di spiegare al cliente (bloccato al citofono esterno) che si poteva entrare solo su appuntamento: io ero dentro e ho avvertito la fatica, la solitudine e la tensione mascherata da cortesia dell’impiegata. Poi sono stato in un’edicola e la ragazza mi ha detto che si vendono meno giornali che nella fase del blocco, dove almeno le persone avevano più tempo per leggere. 

E quindi in una pizzeria che faceva asporto e aveva qualche cliente ben distanziato in sala: per la prima volta in vita mia ho visto la stanchezza da “poco lavoro”, una specie di spossatezza da sole cocente anche se eravamo all’ombra. 

La cosa che mi fa ben sperare è la tenacia di queste lavoratrici e questi lavoratori, la loro gratitudine e gentilezza verso chi entra, e se anche sono al limite, ho capito che per loro non è “solo un lavoro” ma un fare figlio del senso del dovere.

 

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