Stagione di prosa: si riparte il 24 ottobre con Giuseppe Nitti

 

Il teatro prova a uscire dalla quarantena. E a riaffacciarsi alla collettività. In questo senso, il Circolo Cultura e Stampa ha comunicato le nuove date che concluderanno la 42.ma stagione di prosa.

Sabato 24 ottobre (ore 20.45), sarà Giuseppe Nitti a salire sul palcoscenico del Comunale e a dare vita a uno dei più bei racconti-ritratto scritti da Dino Buzzati: “Il reggimento parte all’alba - Storia di Ottavio Sebastian”. In questa sorta di testamento artistico e ideologico dello scrittore, la regia è curata da Alessio Pizzech, le musiche da Alessandro Panattieri, mentre l’adattamento teatrale è dello stesso Nitti. Sabato 31, invece, Sandro Buzzati porterà in scena “Lungo la traccia” di Luciano Cecchinel (materiali musicali di Andrea Facchin). 

«In attesa che vengano stabilite le nuove regole relative ai teatri - spiegano dal Circolo - abbiamo deciso di dare un segnale concreto di ripartenza, fissando le prime date per il recupero degli spettacoli mancanti della 42a stagione». Insomma, si ricomincia. 

Per ulteriori informazioni, 0437-948911 e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Un nome storico frutto di un errore: quando i bambini erano "Firmato"

Un nome Firmato. Non griffato. Piuttosto, nato da un errore. Eppure, negli anni Venti molti bambini si chiamavano proprio così: Firmato (o Firmino, nel caso di parroci che non volevano conferire il sacramento del battesimo a un nome che non trovava corrispettivo nel calendario dei santi). Anche in provincia di Belluno ce n’erano diversi. Oggi non è più così. Del resto, il nome era di moda all’ora. E per uno strano caso.

Sono gli anni della Grande Guerra. L’Italia è entrata nel conflitto un anno dopo le altre potenze europee e gli scontri si prolungano. Finché dal fronte arriva la notizia della disfatta di Caporetto. Una tragedia nazionale, che fa saltare un po’ di teste. Su tutte, quella del baffuto Luigi Cadorna. Inevitabilmente nelle liste anagrafiche calano i “Luigi”.

Cadorna viene sostituito da Armando Diaz, è risaputo. Ed è proprio il nuovo generale a mettere la firma sulla vittoria di Vittorio Veneto e sull’armistizio di Villa Giusti. Già, la firma. La stessa che compare sul famosissimo Bollettino di Guerra del 4 novembre 1918, vergato in un inequivocabile stile propagandista (“La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il re, duce supremo, l’esercito italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta…”). Solo che all’epoca, per le alte sfere militari era abitudine sottoscrivere i documenti ufficiali non per esteso, ma solamente con il cognome. Tutti i documenti del generale si concludevano con la consueta formula “firmato Diaz”; se ne trova traccia anche nelle lapidi monumentali ancora presenti in moltissimi Comuni bellunesi.

Eccolo qui l’errore. L’accostamento costante e consueto dei due vocaboli finisce per convincere i lettori che Firmato Diaz (anziché Armando) sia il nome del generale vittorioso. Quello che ha fatto finire la guerra e tornare la pace. Un uomo da celebrare. A tal punto da battezzare con il suo stesso nome i bambini nati subito dopo la fine del conflitto. E gli uffici anagrafe di quegli anni lo possono testimoniare. 

 

“Io sono l’altro”: la relazione con l’opposto per scoprire chi siamo

 

"Io sono l’altro" di Nicolò Fabi non è solo la canzone vincitrice del premio “Voci per la Libertà - Una canzone per Amnesty”. È anche il consiglio della cantante Jessica Da Re per arricchire la nostra playlist. E riflettere. 

 

Io sono l'altro, sono quello che spaventa. 

Mi soffermo su questa frase per lanciare una riflessione su quanto sta accadendo in questo periodo. Quando Tahar Ben Jelloun cerca di spiegare alla figlia che non si nasce razzisti e che è spesso la paura a stimolarne la nascita, ci costringe a riflettere sulla nostra responsabilità individuale e collettiva. 

Quante volte ci siamo lasciati prendere dalla paura? Ogni giorno siamo tenuti a combattere contro una sensazione che limita la nostra libertà e quella degli altri.

Io sono l’altro puoi trovarmi nello specchio, il contrario di te stesso…

È nel relazionarci con il nostro opposto che scopriamo veramente chi siamo.

È nel nostro quotidiano che gioviamo del lavoro di chi è lontano, di chi non conosciamo, di chi a volte detestiamo senza nessuna logica ragione.

Il nostro è un mondo di relazioni, di interconnessioni reciproche, ognuno agisce spinto dal desiderio di sopravvivenza. Ognuno di noi è l’altro che spaventa, dipende solo dai panni che indossiamo nel momento in cui incontriamo l’altro.

È nostro compito ricordare che ogni opposizione o scelta che non si comprende nasce da una verità che non può essere giudicata, ma solo considerata.

Conoscere e praticare i punti di vista degli altri è una grammatica esistenziale, come riuscire a indossare i loro vestiti, perché sono stati o saranno i nostri in un altro tempo della vita.

Martin Luther King ne "Il sogno della non violenza" scriveva: «Tutti gli uomini sono dipendenti gli uni dagli altri. [...] Siamo eterni debitori di uomini e donne conosciuti e sconosciuti. Quando ci alziamo al mattino, andiamo in bagno e afferriamo una spugna che ci è stata fornita da un abitante delle isole del Pacifico. Afferriamo un sapone creato per noi da un europeo. Poi, a tavola, beviamo un caffè che ci è stato fornito da un sudamericano, oppure tè, da un cinese, o cacao, da un africano occidentale. Prima di uscire e andare a lavorare dobbiamo già essere riconoscenti a più di metà del mondo».

 

Notte di Santa Marina: venerdì si celebra l’anniversario dell’eccidio

 

Venerdì ricorre il 76. anniversario dell’eccidio della “Notte di Santa Marina”. In un volumetto rievocativo dell’evento, pubblicato nel 1977 e dedicato al colonnello Angelo Zancanaro, si legge: “19 giugno 1944. La gendarmeria tedesca, coadiuvata da spie italiane, compie una spietata rappresaglia a Feltre, arrestando 37 persone, poi imprigionate o deportate in campi di concentramento e uccidendone altre 5: il colonnello Angelo Zancanaro e il figlio Luciano, colpiti nel pianerottolo della scala dell’albergo “Feltre”, l’ingegner Pietro Vendrami, Romano Colonna  Oldino De Paoli. Quel triste episodio, noto come la “notte di Santa Marina”, è il più tragico e doloroso della dominazione nazista a Feltre”.

Per ricordare questo drammatico evento, si terrà una cerimonia commemorativa (ore 18.30) al Sacello di Via Tofana Prima, davanti alla lapide che ricorda il sacrificio di Oldino De Paoli. Dopo il saluto dell’amministrazione comunale, il programma prevede l’intervento del presidente della sezione Anpi di Feltre, Gianni Faronato, e la lettura di alcune testimonianze, per inquadrare meglio quanto accadde. La cerimonia si concluderà con un momento di preghiera.

In caso di maltempo la commemorazione si sposterà nella sala riunioni del Centro parrocchiale di Santa Maria degli Angeli.

 

Incetta di premi al concorso musicale: i ragazzi di Limana gliele suonano al lockdown

Chi fermerà la musica? Nessuno, verrebbe da dire. Non certo il Covid. Basta chiedere ai ragazzi delle scuole medie di Limana per rispondere alla domanda dei Pooh. Quei ragazzi che suonano uno strumento e durante il lockdown hanno continuato a suonarlo. Fino a fare incetta di premi al concorso musicale nazionale “Accordarsi è possibile”, organizzato dalla Città di Trento. 

La manifestazione doveva svolgersi a metà maggio. Poi è arrivato il coronavirus che ha bloccato tutte le attività, non solo quelle scolastiche. E il concorso? Ritarato sul distanziamento sociale e rinominato “Accordarsi è sempre possibile”. «Ai ragazzi è stato chiesto di registrarsi mentre suonavano un brano - spiega la professoressa Candida Capraro, che insegna flauto traverso all’indirizzo musicale di Limana -. Sono stati bravissimi: hanno inviato il loro video e hanno raggiunto ottimi risultati». Di più: ottimi risultati. Tutti i 14 partecipanti limanesi (flautisti e pianisti, preparati dalle professoresse Capraro e Isa Carlin) sono andati a premio. E qualche giorno fa hanno partecipato alla cerimonia di premiazione, in diretta sulla piattaforma Meet.

Nella classe I (pianoforte), primo premio per Giada Dalla Balla; secondo premio per Vittoria Dal Farra, Azzurra Sommacal e Sofia Delon; terzo premio per Matilde Coletti. Ottimi i risultati di Maria Tormen (primo premio), Angela Bridda e Ambra Gorza (secondo premio) nella classe II (flauto traverso). Ma anche i secondi premi di Margherita Fedon e Chiara De Bona nella classe III (flauto traverso). Infine, solo primi premi nella classe III (pianoforte): soddisfazione per Matilde Rossi, Luca Marchesini, Sara Zangrando ed Eleonora Carbone.

«Siamo felici del fatto che i ragazzi abbiano dimostrato un grandissimo impegno anche da casa loro, nonostante le difficoltà della quarantena - conclude la professoressa Capraro -. Registrare da casa, da soli, non è facile. Noi li abbiamo seguiti durante le lezioni, ma i ragazzi hanno rivelato un altissimo livello di autonomia. Siamo orgogliosi di avere allievi così intraprendenti e in gamba». 

 

Raccontare la Valbelluna in uno scatto: al via il contest fotografico

 

La narrativa in un click. Come raccontare la Valbelluna? Tre temi proposti e un solo strumento: una macchina fotografica. È la proposta del Gruppo Scampanadi, con la collaborazione del Veses. Un contest fotografico per descrivere il territorio della Valbelluna, Destra e Sinistra Piave. Un modo per stimolare la passione per le foto, ma anche per promuovere il territorio. Del resto, con i social e il veicolo digitale, basta uno scatto fatto bene, in grado di cogliere luci e paesaggi, per proiettare scorci bellunesi in tutto il mondo.

Tre i temi proposti per il concorso. Acqua: dai canyon ai torrenti, fino alle risorgive che tracciano e segnano il territorio. Terra: le bellezze naturali, i profili delle montagne con la loro possanza e i fiori con la loro delicatezza. Legno: il racconto dei bosco, il passaggio di Vaia e la seconda vita degli alberi grazie all’artigianato. Per ogni tema può essere presentata una sola fotografia. Entro e non oltre il 12 luglio,

«L’evento nasce dal desiderio di scoprire e far scoprire la Valbelluna - spiegano gli organizzatori -. Un territorio infinitamente ricco di scorci e attimi da raccontare attraverso la fotografia: luoghi suggestivi, momenti magici e storie che legano l’uomo alla natura di questa vallata, meraviglie che spesso sono poco conosciute da molti. Tutto questo raccolto in una cornice unica nel suo genere. Una mostra verticale esposta all’interno di un antico campanile che sovrasta la valle». Sì, perché le foto saranno raccolte in una mostra, nel campanile di Carve di Mel. 

Tutte le informazioni necessarie per partecipare al contest su ilveses.com/contest-valbelluna/

 

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