Era costata quasi 2 milioni e mezzo. Di lire, ovviamente. Vecchio conio, altra epoca. Ieri (20 aprile) la Lancia Flavia è tornata a casa, nel cortile di Palazzo Piloni, dove era stata in servizio come auto blu della Provincia. Non per tanto tempo, a dirla tutta: meno di 24 mesi, perché poi era stata ceduta per l’acquisto di una Fiat 130 berlina. Altri tempi… altre capacità di spesa.
Ma ieri è stata una giornata amarcord per la Provincia di Belluno. Grazie al Circolo auto e moto d’epoca Berto Gidoni, l’auto blu «è tornata a respirare aria di casa» come ha detto il suo proprietario attuale, Marco Cavallini, di Brescia. E parcheggiata nel cortile di Palazzo Piloni ha attirato decine e decine di sguardi curiosi e ammirati, prima di essere messa in moto e fare un giretto. Come ai vecchi tempi.
LA STORIA
Linea sinuosa anni Sessanta, 2.000 di cilindrata, la Lancia Flavia targata BL64035 è stata la seconda auto blu nella storia dell’ente Provincia. Immatricolata a fine 1969 e acquistata nuova di pacca dalla Provincia nel febbraio 1970, con delibera di giunta dell’allora presidente Giovanni Fontana. Era grigia, perché usciva di quel colore dalla casa di produzione. Ma per poter essere auto di rappresentanza a tutti gli effetti venne fatta dipingere di blu. «Costava circa 2 milioni e mezzo di lire. Abbiamo calcolato che l’equivalente oggi sarebbe 53mila euro» ha spiegato Franco Gidoni, presentando l’auto al pubblico. «La Provincia ci aveva fatto aggiungere come optional, lo sbrinalunotto, per 25mila lire».
Poi a novembre 1971 la Provincia, con presidente Gianfranco Orsini, decise di cambiare la sua auto blu. La Lancia venne ceduta e al suo posto arrivò una Fiat 130 berlina (costo oltre 3 milioni di lire), con optional vetri atermici e poggia testa in panno. «La Lancia fu acquistata dalla famiglia Della Giustina, in via Feltre fino a quando fu acquistata da Marco Cavallini che l’ha fatta restaurare, ridipingere del colore originale e rimessa in moto» ha continuato Gidoni.
Erano altri anni: la Provincia aveva la possibilità di cambiare l’auto blu. E ovviamente aveva anche l’autista. Ieri ad ammirare la Lancia Flavia c’era anche il figlio dello chauffeur di quegli anni. Oggi invece la Provincia non ha più né autista né auto di rappresentanza.

Ma c’è una storia nella storia. Dopo l’acquisto da parte del bresciano Cavallini, la Lancia entra nell’officina Dolci di Odolo (Brescia), per essere rimessa in moto. Non un’officina qualsiasi: proprio lì infatti venivano riparati i camion che facevano avanti e indietro dal polo siderurgico bresciano a Longarone. Anni Settanta, quelli della ricostruzione del Vajont.






