Da una parte il sopralluogo delle ditte che dovrebbero fare i lavori. Dall’altra la protesta. Il 20 luglio le imprese interessate all’appalto della nuova pista da bob di Cortina hanno effettuato il sopralluogo obbligatorio previsto dal bando. In contemporanea, anche un nutrito gruppo di cittadini e aderenti a varie associazioni ambientaliste, che indossavano magliette bianche con lo slogan “Non nel mio nome”, si è dato appuntamento in prossimità del cantiere per verificare da vicino lo stato dei luoghi e dei lavori a 800 giorni dalla data prevista di ultimazione dell’opera.
«Il sopralluogo “parallelo” ha evidenziato una volta di più l’insostenibilità ambientale ed economica del progetto: impatto paesaggistico e urbanistico, cementificazione, consumo di suolo, distruzione di habitat in ottime condizioni ecologiche – quasi 5 ettari di deforestazione, pari a 7 campi da calcio -, per non parlare del consumo di grandi volumi di acqua e di energia elettrica necessari per la refrigerazione dell’impianto» spiegano i promotori del flashmob, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Wwf, Plattform Pro Pustertal, e Peraltrestrade. «Intanto la previsione di spesa è lievitata da 61 a 124 milioni di euro (240 miliardi di vecchie lire) per un’opera che di strategico non ha nulla, che lascerà un deficit stratosferico per la gestione che ricadrà completamente sulle casse del piccolo Comune di Cortina e con ogni probabilità porterà in breve tempo alla chiusura della pista per insostenibilità finanziaria come accaduto a Cesana, Torino».
La posizione delle associazioni ambientaliste è nota da tempo. Adesso, oltre all’aumento dei costi, fanno leva anche sui tempi di realizzazione: «A meno di due anni e mezzo dalle Olimpiadi, le procedure di progettazione, di valutazione e di approvazione non sono ancora concluse e quelle di appalto sono in alto mare non certo per colpa di chi pretende che le cose vengano fatte al meglio secondo criteri di trasparenza e di rispetto per le regole, ma di chi, accecato dall’enorme massa di denaro in gioco, ha scommesso tutto su quest’opera faraonica» sostengono. E rilanciano la proposta di spostare le gare a Innsbruck: «La soluzione per uscire dall’impasse e non arrivare tardi e male all’evento olimpico resta quella di rinunciare alla costruzione di un impianto fuori scala e fuori luogo, in quanto ormai in mezzo alle case, e programmare le gare di scivolamento sulla vicina pista di Igls/Innsbruck ad appena 25 chilometri dal confine. Le autorità austriache hanno dichiarato ufficialmente la loro disponibilità ad accoglierle addebitandoci le sole spese di gestione delle gare. La pista di Innsbruck è in fase di ammodernamento con lavori finanziati dal governo di Vienna e l’impianto sarà funzionale entro i termini previsti».






