Focolaio al corso di aspiranti maestri di sci e snowboard in Francia, nove bellunesi tornano positivi a covid- 19. Si era appena spenti i riflettori sul focolaio che a fine giugno ha coinvolto 34 giovani feltrini che avevano partecipato ad un torneo di calcetto, ed ecco che il binomio sport e giovani torna a far parlare di sé nel Bellunese. Otto ragazzi tra i 19 e i 20 anni, che lo scorso 12 e 13 luglio hanno partecipato ad un corso per aspiranti istruttori di sci e snowboard sul ghiacciaio delle Deux Alpes o sono attualmente in isolamento domiciliare, dopo il rientro anticipato venerdì scorso, per aver contratto il covid. A loro si aggiunge un maestro, che tra l’altro aveva già completato l’intero ciclo vaccinale.
Il Dipartimento di Prevenzione dell’Usl 1 Dolomiti è al lavoro per ricostruire l’intera catena di contagio.
Al corso, organizzato dall’Amsi (associazione maestri di sci del Friuli Venezia Giulia) hanno partecipato in totale una sessantina di persone, da diverse regioni d’Italia. «I primi sintomi tra i partecipanti – spiega l’Usl 1 Dolomiti in una nota – sono insorti tra il 12 e il 13 luglio, e sulla base di ciò alcuni atleti si sono volontariamente sottoposti a test rapidi. A seguito del riscontro di alcune positività il corso è stato immediatamente sospeso e i partecipanti sono rientrati con mezzi propri alle residenze di origine». Una quindicina di giovani partecipanti si è quindi sottoposta volontariamente al tampone. «Dalle prime analisi – continua l’azienda sanitaria – sono emerse 9 positività tra atleti e istruttori, già confermate dall’esito del test molecolare; altre analisi sono in fase di ultimazione».
Ora è caccia ai contatti stretti, per circoscrivere il più possibile il focolaio epidemico. Un contact tracing agevolato, spiega l’Usl 1, «Dal senso di responsabilità degli atleti, che al rientro in provincia si sono autonomamente posti in autoisolamento in attesa del test di controllo, evitando ulteriori contatti». Ed è questa la principale differenza con il focolaio feltrino di fine giugno – inizio luglio. In quel caso il tracciamento è stato più difficoltoso, a causa della reticenza di molti dei giovani a segnalare eventuali contatti.





