Cisl Belluno Treviso: “La partecipazione è la chiave per rilanciare il territorio”

Cisl Belluno Treviso: “La partecipazione è la chiave per rilanciare il territorio”

Una nuova idea di sviluppo può partire dalla partecipazione. È il messaggio lanciato dal segretario generale della Cisl Belluno Treviso, Francesco Orrù, aprendo il Consiglio generale del sindacato che si è svolto oggi a Feltre, alla presenza della segretaria nazionale Daniela Fumarola e con la partecipazione di circa 150 delegati e dirigenti. Per Orrù la partecipazione, intesa come patto tra imprese, lavoratori, istituzioni e comunità, rappresenta la base per contrastare la perdita di attrattività che da anni interessa la provincia di Belluno e per ricostruire un modello economico fondato sulla dignità del lavoro e sulla condivisione delle responsabilità.

Il tema è al centro anche della Legge 76/2025, di iniziativa popolare promossa dalla Cisl e approvata dal Parlamento, che introduce nuovi strumenti di coinvolgimento dei lavoratori nella gestione, nel capitale e negli utili delle imprese. Per il sindacato si tratta di un cambio di paradigma che può incidere anche sul futuro dei territori più fragili, come quello bellunese.

Durante il consiglio è stato presentato un quadro aggiornato della situazione socio‑economica provinciale, elaborato dal Centro Studi della Cisl Belluno Treviso. Ne emerge una provincia che, pur mantenendo una relativa stabilità occupazionale attorno alle 90mila unità, mostra segnali di rallentamento. I saldi occupazionali restano positivi ma calano rispetto agli anni precedenti, e preoccupa soprattutto la diminuzione dell’occupazione giovanile nella fascia 25‑34 anni, passata dall’84% del 2023 al 75% dell’anno successivo. Parallelamente cresce la cassa integrazione, tornata ai livelli di otto anni fa, mentre il tessuto imprenditoriale continua a restringersi: dal 2021 al 2024 sono state perse oltre mille imprese. A pesare sono anche le crisi recenti che hanno coinvolto realtà come Hydro, Edim Bosch e Ceramica Dolomite.

Ancora più allarmanti sono i dati demografici. La popolazione provinciale è scesa dai 210mila residenti del 2005 ai 198mila del 2025, con una quota di over 65 vicina al 30%. Le previsioni indicano che nel 2050 Belluno potrebbe scendere a poco più di 183mila abitanti, con più di un terzo della popolazione oltre i 65 anni e una perdita stimata di 23mila lavoratori nell’arco di 15 anni. Per Orrù la combinazione di spopolamento, invecchiamento e riduzione della forza lavoro rappresenta “una minaccia reale per la sostenibilità del sistema sociosanitario”, soprattutto perché un numero crescente di anziani richiede più servizi mentre i lavoratori attivi diminuiscono.

Il segretario della Cisl sottolinea anche l’urgenza di aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro, superando divari e ostacoli ancora presenti. Secondo Orrù non si tratta solo di una questione di equità, ma di una condizione necessaria per garantire la tenuta sociale ed economica del territorio. Per invertire la tendenza, indica la necessità di potenziare i servizi per l’infanzia, affrontare in modo strutturale il tema dell’abitare, investire nelle infrastrutture fisiche e digitali e rafforzare i servizi sociosanitari, con particolare attenzione al ruolo degli Ambiti territoriali sociali e alla riforma delle Ipab e delle Rsa. Centrale, inoltre, il rilancio della contrattazione di secondo livello, indispensabile per migliorare salari, welfare integrativo e qualità del lavoro, ma anche per rendere più attrattivo il territorio e riconoscere realmente il valore delle competenze.

Un approfondimento specifico è stato dedicato alle potenzialità della Legge 76/2025. Secondo uno studio del Centro Studi, applicando il meccanismo di distribuzione degli utili alle 292 aziende bellunesi con almeno 15 dipendenti e margine operativo lordo positivo, una parte significativa dei lavoratori potrebbe beneficiare di premi annuali anche consistenti. La simulazione ipotizza che oltre un terzo delle imprese sarebbe in grado di riconoscere ai dipendenti premi superiori ai 2.500 euro, mentre altre presenterebbero margini più contenuti ma comunque significativi. Per Orrù si tratta di una proiezione utile, che dimostra come la legge possa diventare uno strumento concreto per rafforzare il dialogo sociale e rendere più equa la distribuzione della ricchezza prodotta. Nel corso del consiglio è intervenuto anche Ettore Innocenti del Centro Studi e Formazione Cisl, che ha ricordato come la legge sulla partecipazione rappresenti una leva per la contrattazione collettiva e non un’imposizione dall’alto. A tracciare il quadro regionale è stato Massimiliano Paglini, segretario generale della Cisl Veneto, che ha richiamato la necessità di trasformare il Veneto in un territorio attrattivo per innovazione e giovani, con politiche di sviluppo più incisive e investimenti adeguati in ricerca, servizi e trasporti.

In chiusura, la segretaria generale della Cisl nazionale Daniela Fumarola ha ribadito che la partecipazione dei lavoratori è una condizione essenziale per governare le trasformazioni industriali, migliorare la qualità del lavoro e rafforzare la competitività dei territori. Belluno e Treviso, ha spiegato, rappresentano allo stesso tempo eccellenze produttive e fragilità strutturali, tra distretti industriali forti e aree montane che rischiano spopolamento e desertificazione produttiva. Per Fumarola la sfida è dare ai territori le condizioni per trattenere giovani e famiglie, garantendo casa, servizi, mobilità e opportunità di lavoro di qualità. «Solo così — ha concluso — vivere e lavorare in montagna potrà continuare a essere una scelta, e non un sacrificio».

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