Non si placa il dibattito attorno all’ipotesi di un centro culturale promosso dall’associazione italo-marocchina nell’area dell’ex Valpiave. E ora la vicenda diventa terreno di scontro politico tra maggioranza e opposizione. I gruppi consiliari Cittadinanza e Partecipazione, Idea per Feltre, Partito Democratico e Sinistra Feltrina parlano apertamente di “caos nella maggioranza” e sostengono che quanto accaduto negli ultimi giorni abbia evidenziato profonde divisioni all’interno della coalizione che sostiene la sindaca Viviana Fusaro.
Nel mirino delle minoranze finiscono le diverse posizioni emerse nel corso del fine settimana. Secondo l’opposizione, alle iniziali aperture manifestate da esponenti della giunta e della maggioranza verso il progetto della comunità italo-marocchina sarebbero seguite prese di distanza e distinguo da parte di altri rappresentanti del centrodestra, fino ad arrivare a un confronto pubblico che avrebbe messo in luce sensibilità molto diverse all’interno della coalizione.
Ma per le opposizioni la questione va oltre il merito del progetto. Al centro della critica c’è soprattutto l’utilizzo politico della vicenda e il rapporto con una comunità che, sottolineano i firmatari della nota, «fa ormai parte integrante del tessuto sociale feltrino». «I suoi appartenenti sono colleghi di lavoro, genitori dei compagni di scuola dei nostri figli, persone che condividono con noi attività sportive e vita quotidiana», scrivono i gruppi di minoranza, accusando la maggioranza di aver trasformato una questione delicata in uno scontro interno dettato da convenienze politiche ed elettorali.
L’affondo più duro riguarda però la leadership della sindaca. Secondo Cittadinanza e Partecipazione, Idea per Feltre, Pd e Sinistra Feltrina, la posizione inizialmente espressa da Viviana Fusaro sarebbe stata successivamente smentita da altri esponenti della stessa coalizione. «Il dato politico finale è uno solo: la linea della sindaca è stata pubblicamente sconfessata dalla sua stessa maggioranza», sostengono le opposizioni, che parlano di una prima cittadina «messa da parte» nella gestione della vicenda.
Una lettura che inevitabilmente alza il livello dello scontro politico in vista degli ultimi mesi della legislatura. Per le minoranze, infatti, quanto accaduto sul caso dell’ex Valpiave rappresenterebbe il segnale di una maggioranza sempre più divisa e in difficoltà nel trovare una sintesi politica comune.





