Carenza di medici, l’Ulss1 esternalizza radiologia: «Speriamo non sia il preludio alla chiusura»

Carenza di medici, l’Ulss1 esternalizza radiologia: «Speriamo non sia il preludio alla chiusura»

E’ sempre emergenza medici. Questa volta, dopo pediatria, ginecologia e rianimazioni, ad essere nell’occhio del ciclone sono i reparti di radiologia d’urgenza degli ospedali bellunesi, che possono contare al momento solamente su 12 medici, rispetto ai 21 necessari, E così, per garantire turni e ferie, l’Ulss 1 Dolomiti è costretta ad esternalizzare il servizio.  

Una situazione che non sembra avere una soluzione a breve. E che fa pensare l’onorevole Roger De Menech. «Non è chiaro se si tratti di incompetenza nell’organizzazione dei servizi sanitari – le parole del deputato del Pd – di mancanza di risorse o, peggio, della volontà di ridimensionare silenziosamente la sanità in montagna per arrivare, presto o tardi alla chiusura di reparti e servizi. Certo è che il segnale dato dall’Ulss 1 con l’affidamento ai privati della radiologia d’urgenza è molto preoccupante».

De Menech ha rappresentato il problema ai consiglieri regionali del Partito democratico chiedendo un’indagine approfondita sui motivi per cui non si trovano medici, tecnici e infermieri disponibili a lavorare nelle strutture bellunesi. «Come sottolineato dall’Anaao – il sindacato dei medici – professionisti ce ne sono, altrimenti non sarebbe stato possibile appaltare all’esterno il servizio di radiologia. Ma non vogliono lavorare per la Regione Veneto. In questo caso, come in tutti quelli precedenti degli ultimi anni, temo sia una questione legata alle condizioni di lavoro, a quelle ambientali dell’azienda sanitaria e al fatto che gli stipendi della Regione siano troppo bassi».

Intanto ieri il ministro della salute Roberto Speranza, durante l’audizione in commissione per l’attuazione del federalismo fiscale, ha ricordato che gli investimenti nazionali sulla sanità per i prossimi anni arrivano a 20 miliardi di euro. Di questi 4 sono destinati all’assistenza domiciliare, 3 per l’edilizia sanitaria, 4 per l’ammodernamento tecnologico e digitale e 2 per la formazione del personale socio sanitario.

«L’obiettivo è colmare le note differenze esistenti tra nord e sud e soprattutto per quanto riguarda i nostri territori rendere omogeneo il servizio tra le aree metropolitane e quelle interne e montane come le nostre – afferma De Menech -. È un’opportunità unica. La Regione non sia timida, colga questa occasione per rivedere il piano socio sanitario e si prepari a dare attuazione alle linee guida nazionali, assumendo medici, tecnici e infermieri e adeguandone le retribuzioni».

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