Non solo bob e medaglie: il lascito delle olimpiadi, almeno secondo il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, passerà anche dai binari. Ieri (18 novembre) il vicepremier e segretario della Lega – dopo un sopralluogo ai cantieri olimpici di Cortina – ha fatto tappa a Belluno per verificare lo stato dei lavori sulle stazioni della provincia. Oltre 50 milioni di euro in ballo, quattro scali ferroviari coinvolti – Belluno, Feltre, Ponte nelle Alpi e Longarone – e l’obiettivo dichiarato di rendere il territorio più accessibile e moderno.
«Le Olimpiadi non sono solo un grande evento sportivo, ma lasceranno miglioramenti per i prossimi 50 anni» ha garantito Salvini. Una promessa che suona bene, ma stride con la realtà quotidiana dei pendolari, costretti a convivere con stop e chiusure programmate per sei mesi l’anno almeno fino al 2030. Poco male, per il ministro: «Abbiamo 1.300 cantieri aperti in tutta Italia, e questo naturalmente implica dei rallentamenti. Ma una volta conclusi i lavori avremo la rete ferroviaria più efficiente d’Europa». Chi vivrà, vedrà.
A Belluno i lavori valgono circa 15 milioni di euro e prevedono il restauro del fabbricato viaggiatori con adeguamenti strutturali e sismici, il rifacimento delle facciate, nuovi alloggi per la Polizia ferroviaria, marciapiedi rialzati, tre ascensori – uno dei quali lato statale, verso l’ospedale – pensiline rinnovate e un sottopassaggio riqualificato. Al posto dell’ex bocciodromo sorgerà una velostazione, simbolo di un’intermodalità bici-treno che sulla carta sembra perfetta, ma che dovrà fare i conti con la realtà di una rete ferroviaria ancora fragile.
Il piazzale esterno sarà affrontato dopo i Giochi, con un investimento da 5,5 milioni. L’obiettivo è razionalizzare i flussi, separando fermate urbane da quelle extraurbane, riorganizzare i parcheggi e rendere l’area più pedonale. Un piano cofinanziato da Comune, Provincia, Dolomitibus e Rfi, che arriverà a giochi olimpici conclusi.
Gli altri scali della provincia – Feltre, Ponte nelle Alpi e Longarone – sono anch’essi coinvolti nel progetto, con interventi di riqualificazione e accessibilità. L’idea è quella di consegnare al Bellunese stazioni più funzionali e sicure. Il cronoprogramma ufficiale assicura che i lavori principali saranno conclusi entro le olimpiadi, mentre il piazzale esterno di Belluno dovrà attendere il 2027. Rfi garantisce che “siamo a buon punto”, ma i pendolari continuano a chiedersi se riusciranno almeno a salire su un treno senza fare lo slalom tra cantieri e ritardi.
E poi c’è l’Alemagna. Con le tre varianti (più Longarone) sulle quali Salvini garantisce impegno quotidiano. E con la necessità di mettere in sicurezza il tratto di San Vito, flagellato in estate dalle colate detritiche: «Ci sta lavorando Anas – chiosa il ministro – e conto di trovare le risorse necessarie nella legge di bilancio». Ma il vicepremier si spinge oltre: «Ci sono altri progetti ambiziosi che questo territorio ha in testa. Non fatemi anticipare nulla, ma qualcosa faremo: la volontà non manca». I soldi, invece, boh.





