C’è una domanda che risuona forte tra le montagne bellunesi e le pianure trevigiane: come possiamo creare ecosistemi competitivi nei territori periferici? È la domanda che ha guidato il convegno ospitato martedì 14 ottobre dalla Camera di Commercio, dove sono stati presentati i risultati di una ricerca biennale condotta dall’Osservatorio Economico, con il supporto scientifico dell’Università Ca’ Foscari Venezia e il contributo finanziario dello stesso Ente camerale.
Una domanda urgente, nata da tre tendenze che stanno ridisegnando lo sviluppo locale. La prima: il divario crescente tra centri metropolitani e aree interne, con la montagna bellunese tra le zone più esposte. La seconda: la vocazione manifatturiera, pur importante, non basta più da sola a garantire occupazione e crescita. La terza: il turismo, in espansione, non è sufficiente a sostenere da solo l’economia locale, e rischia di generare tensioni sociali.
Da queste premesse, il convegno ha provato a tracciare una rotta. Cinque le leve strategiche individuate per costruire ecosistemi competitivi:
• innovare le filiere produttive, sviluppando servizi e nuovi modelli di business;
• attrarre investimenti esteri, puntando su attività ad alto contenuto tecnologico;
• rafforzare la formazione tecnica e universitaria, connessa alle esigenze produttive;
• attivare una finanza locale orientata allo sviluppo e all’innovazione;
• creare reti di servizi urbani e politiche per la residenzialità di lavoratori e studenti.
«È una sfida impegnativa, ma necessaria per stare al passo con i cambiamenti globali», ha commentato Mario Pozza, presidente della Camera di Commercio di Treviso e Belluno | Dolomiti. «Si fa fatica a pensare che sia a rischio un modello di sviluppo che ci ha assicurato prosperità per quarant’anni. Ma il compito della ricerca è proprio questo: prefigurare scenari, identificare minacce e opportunità. Non si tratta di rinnegare il nostro passato, ma di capire cosa valorizzare e cosa cambiare. Per tempo, con coraggio».
Un coraggio che nasce dall’ascolto. «Abbiamo intervistato 30 aziende capo filiera, metà delle quali multinazionali, e coinvolto quasi 40 imprese artigiane in 4 focus group», ha spiegato Ivo Nardi, presidente dell’Osservatorio Economico Sociale di Treviso e Belluno. «Abbiamo organizzato 5 workshop tematici, su investimenti esteri, turismo sostenibile, alta formazione, servizi ambientali e previsioni demografiche. La scaletta del convegno è il nostro tentativo di restituire questa grande mole di dati e riflessioni raccolti. Anche grazie a relatori ospiti che ci hanno mostrato case histories di successo. In sostanza, ci hanno detto: si può fare. Anche da noi».





