«Basta ritardi sulle infrastrutture». Scopel invoca un commissario per le Olimpiadi

«Basta ritardi sulle infrastrutture». Scopel invoca un commissario per le Olimpiadi

Le varianti Anas sull’Alemagna insegnano. E lanciano un monito preciso: i ritardi non sono più ammissibili. Soprattutto non sono tollerabili in vista delle Olimpiadi. Perché la strada per Cortina oggi è un disastro, con i Mondiali a porte chiuse. Ma per il 2026 dovrà essere tirata a lucido.

Come superare la burocrazia e accorciare i tempi? «Serve un commissario ad hoc che segua il percorso di sviluppo infrastrutturale già avviato» dice il coordinatore di Forza Italia, Dario Scopel. Che ha già scritto al ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Enrico Giovannini.

«Non possiamo perdere neanche un attimo – incalza Scopel -. Al ministro ho chiesto di attivarsi da subito per individuare un commissario che segua da vicino il percorso fino all’appuntamento olimpico. Sono assolutamente convinto – e come me molti altri rappresentanti politici e istituzionali a livello nazionale, regionale e locale – che sia necessario affidare a una regia “dedicata”, preparata e attenta, la gestione delle opere e delle infrastrutture che dovranno portare la nostra montagna al livello di servizi atteso, in linea con i migliori standard internazionali. Nel ministro Giovannini ripongo grande fiducia, non solo per la sua comprovata preparazione, ma anche per l’esperienza maturata nell’ambito della sostenibilità». 

Nella partita c’è però un altro tassello importante ed è quello che sarà occupato dal sottosegretario allo sport del nuovo governo Draghi, dato che non è stato previsto un ministero ad hoc. «Mi auguro che la figura individuata (le nomine dovrebbero essere formalizzate nei prossimi giorni, ndr) avrà la necessaria sensibilità e preparazione per affrontare in maniera efficace proprio i temi legati allo sviluppo dell’offerta sportiva in montagna – dice Scopel -. Il comparto, fino a qualche anno fa visto come una sorta di settore secondario, rappresenta un vettore decisivo di crescita economica non solo per le comunità locali. Quindi, “ora o mai più”: è un treno, forse l’ultimo, che non possiamo perdere; ne va del futuro della nostra montagna e delle genti che la abitano».

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