Aree interne, il Bellunese rallenta il calo demografico?

Aree interne, il Bellunese rallenta il calo demografico?

In dieci anni la provincia di Belluno ha perso oltre 10 mila residenti, ma il calo demografico sembra aver rallentato drasticamente la sua corsa. Tra il 2014 e il 2024 la popolazione è passata da 207.894 a 197.708 abitanti, con una riduzione di 10.186 persone pari al 4,9%. Eppure, negli ultimi anni la tendenza si è quasi arrestata: nel 2024 il saldo complessivo è stato di appena 80 residenti in meno. I dati sono stati presentati a Longarone Fiere durante il convegno “Territori che rigenerano. La sostenibilità delle aree interne”, promosso da Cia Veneto e Cia nazionale nell’ambito di un progetto finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica dedicato alle aree interne.

Secondo l’analisi illustrata nel corso dell’incontro, oggi la perdita di popolazione è molto più contenuta rispetto agli anni precedenti perché i nuovi arrivi dall’estero e, in misura minore, dal resto d’Italia compensano quasi totalmente il saldo naturale negativo, cioè il divario tra nascite e decessi. Resta però aperta la questione dell’invecchiamento demografico. Nel 2024 i residenti con meno di 15 anni erano 20.950, quelli compresi tra 15 e 64 anni 121.252, mentre gli over 65 avevano raggiunto quota 55.586. L’età media si è attestata a 49,2 anni, una delle più alte dell’intero Veneto. In altre parole, lo spopolamento quantitativo rallenta, ma la struttura della popolazione continua a mostrare segnali di forte fragilità.

Accanto alle criticità non mancano però gli elementi positivi. Il settore agricolo e agroalimentare offre infatti esempi considerati virtuosi, dalle produzioni Dop e Igp al biologico, fino alla multifunzionalità rappresentata da agriturismi, vendita diretta e servizi ecosistemici. «Il Bellunese può fare da apripista», ha sottolineato il presidente di Cia Belluno, Rio Levis, aprendo i lavori. Un ruolo che però necessita di un deciso cambio di passo nelle politiche nazionali. «O tutta la montagna diventa subito una priorità nazionale, oppure qui l’agricoltura è destinata a scomparire, con pesantissime ricadute economiche e sociali. Alle istituzioni chiediamo un giusto riconoscimento per gli imprenditori agricoli attraverso misure specifiche».

Al centro del confronto anche il tema dei servizi, considerati fondamentali per contrastare lo spopolamento delle aree interne. «Investire sui servizi è altrettanto, se non molto più importante, rispetto ai lavori pubblici», ha osservato il presidente della Provincia di Belluno, Marco Staunovo Polacco, evidenziando il ruolo degli enti sovracomunali nel sostenere territori caratterizzati da piccoli comuni e popolazione dispersa.

Sul fronte della residenzialità, il vicepresidente della Terza Commissione regionale Alessandro Del Bianco ha ricordato che è in corso una riflessione legislativa sul tema casa, indicando nel social housing una possibile risposta alle difficoltà abitative delle aree montane. Dal mondo dei Gal è arrivata invece la richiesta di rafforzare gli strumenti già esistenti. Il presidente del Gal Alto Bellunese, Mauro Soppelsa, ha ricordato come negli anni il divario tra aree urbane e rurali non si sia ridotto, mentre Agostino Bonomo, presidente del Gal Montagna Vicentina, ha evidenziato la forte domanda di finanziamenti proveniente dai territori.

Tra le priorità emerse durante il convegno anche la tutela dell’attività agricola in montagna. Il commissario straordinario del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Ennio Vigne, ha richiamato l’attenzione sul contenimento delle predazioni e dell’avanzata del bosco: «Ci sono terreni che devono rimanere destinati all’agricoltura».

A chiudere i lavori è stato il vicepresidente nazionale di Cia, Gianmichele Passarini, che ha rilanciato la necessità di garantire alle comunità montane il diritto di restare nei propri territori. «Il Bellunese non chiede assistenza o compensazioni, ma la possibilità di competere superando il deficit di servizi e di connettività digitale. Rendere competitive le aree interne significa creare ricchezza, occupazione e valore per tutto il Paese».

Per Cia, dunque, il futuro della montagna passa da una strategia nazionale fondata su servizi, sanità, mobilità, infrastrutture e sostegno alle imprese agricole. Perché il rallentamento dello spopolamento, da solo, non basta ancora a invertire la rotta.

© Copyright – I testi pubblicati dalla redazione su newsinquota.it, ove non indicato diversamente, sono di proprietà della redazione del giornale e non è consentita in alcun modo la ripubblicazione e ridistribuzione se non autorizzata dal Direttore Responsabile.

TAG
CONDIVIDI
Articoli correlati

© 2023 NIQ Multimedia s.r.l.s. – C.F. e P.IVA: 01233140258
Testata giornalistica registrata al Tribunale di Belluno n. 4/2019

Torna in alto