La sera di Verona aveva quella luce che precede gli eventi importanti. Una luce che trattiene il respiro, come accade nei grandi racconti prima che la storia cominci davvero. Dentro l’anfiteatro dell’Arena di Verona, dove nei secoli si sono alternati imperatori, cantanti lirici e folle di ogni epoca, è andata in scena la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.
Una festa, certo. Ma anche qualcosa di più profondo. Perché quando si accende la fiamma paralimpica, lo sport smette di essere solo competizione e diventa racconto umano. E in quel racconto, questa volta, c’è anche un pezzo importante delle Dolomiti.
C’è Cortina d’Ampezzo, che da sempre vive di neve, di piste e di montagne, nate per essere guardate con il naso all’insù. Cortina, che per settimane diventerà il centro del mondo paralimpico. Un orgoglio per il territorio, per la provincia di Belluno, per tutte quelle comunità di montagna che da generazioni conoscono il valore della fatica, dell’equilibrio e della resilienza.
Da qui a domenica 15 marzo, saranno 655 gli atleti a sfidarsi sulle piste e sui campi di gara. Arriveranno da 56 nazioni, portando con sé storie diverse, lingue diverse, cicatrici diverse. In palio ci sono 79 medaglie: 39 maschili, 35 femminili e 5 miste. Numeri che raccontano la dimensione dell’evento, ma non riescono davvero a spiegare la profondità delle storie che lo abitano.
Perché ogni atleta paralimpico è prima di tutto un viaggio. Un viaggio che passa attraverso ostacoli e rinascite. Attraverso giorni difficili e ritorni inattesi. Attraverso la decisione, quasi sempre silenziosa, di rialzarsi.
La cerimonia d’inizio è stata anche il simbolo di un mondo che prova a ritrovarsi. Tra le delegazioni sfilate sotto le arcate dell’Arena c’era di nuovo la Russia, tornata a competere con la propria bandiera dopo dodici anni di assenza. Un segnale che riporta nello sport le tensioni della geopolitica ma, allo stesso tempo, ricorda quanto il palcoscenico olimpico e paralimpico resti uno dei pochi luoghi in cui il confronto può ancora avvenire sotto lo stesso cielo.
In tribuna d’onore sedeva pure il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, testimone istituzionale di un appuntamento che non riguarda soltanto lo sport, ma l’immagine stessa del Paese. A sottolinearlo è stato il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, Giovanni Malagò: «Non possiamo ignorare che questi Giochi si svolgono in un momento profondamente diviso, lacerato da guerre, dolore e sofferenza, in uno dei momenti più drammatici del nostro tempo. Proprio per questo motivo il messaggio di pace, inclusione e solidarietà al centro del movimento paralimpico è più significativo e importante che mai».
E adesso il racconto si sposta sulle montagne.
Tra le piste e i panorami di Cortina, dove la neve riflette la luce delle Dolomiti e dove, nei prossimi giorni, centinaia di atleti proveranno a trasformare la propria storia personale in un gesto perfetto: una curva, un tiro, una discesa. È lì che le Paralimpiadi troveranno il loro senso più autentico. E per chi vive in queste valli, sarà un privilegio raro: vedere il mondo dalla “finestra di casa”. E scoprire, ancora una volta, che lo sport può essere il modo più umano di raccontare il coraggio.
Foto di Gennaro Masi e Giampaolo Piazzi GMT-CIP





