«Quello della monetizzazione dell’energia derivante dagli impianti idroelettrici è un tema politico delicato e fondamentale: mi sorprende che nessuno nel territorio bellunese abbia preso posizione. È una battaglia figlia della tragedia del Vajont, che in Regione come bellunesi portiamo avanti trasversalmente da almeno 15 anni e che ora pare non interessare più a nessuno. Anche il segretario Alberto Stefani dovrebbe esprimere la sua idea, e non posso nemmeno pensare che possano arrivare indicazioni diverse da quelle già espresse»: è il tema dell’acqua quello che fa “accendere” politicamente l’assessore regionale Gianpaolo Bottacin in occasione del suo bilancio di fine anno.
La Legge prevede l’obbligo da parte dei titolari delle concessioni di grandi derivazioni di “fornire annualmente e gratuitamente alla Regione energia elettrica o, in alternativa, di garantire la monetizzazione dell’energia medesima. La Regione distribuisce dunque alle province venete l’energia gratuita ricevuta o i proventi derivanti dalla sua monetizzazione”, spiega l’assessore, sottolineando come si tratti di risorse aggiuntive rispetto ai canoni idrici: in ballo per il solo 2022 ci sono circa 28 milioni di euro in Veneto, più di 19 milioni nella sola provincia di Belluno.
Il riparto previsto dalla Giunta Regionale prevede che il 100% della monetizzazione dell’energia prodotta nel Bellunese resti in provincia di Belluno (contro il 60% di Treviso, Verona e Vicenza, e il resto ripartito tra le province di pianura); voci veneziane dicono però che più di qualcuno, anche in maggioranza, non sia contento di questa proposta.
Il voto della commissione consiliare, previsto per il rientro dalla vacanze natalizie, potrebbe segnare anche le prossime decisioni politiche di Bottacin: l’assessore bellunese è da tempo indicato come uno dei possibili prossimi “acquisti” di Forza Italia, e una bocciatura a questa proposta – dopo quella già ricevuta alla proposta di garantire a tutti i distaccamenti dei vigili del fuoco volontari del Veneto un identico contributo, indipendentemente dal numero di operazioni e di personale; idea anche questa che avrebbe “premiato” il territorio bellunese – potrebbe rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso.
Sul futuro politico, nessun commento ufficiale, ma l’attenzione di Bottacin per il futuro del Bellunese passa sempre dal tema acqua, questa volta in chiave “grandi concessioni idroelettriche”, in scadenza in Veneto nel 2029.
Altro tema che ha visto impegnato l’assessore Bottacin nel corso dell’ultimo anno è stato quello dei rifiuti: approvato il Piano Rifiuti, apprezzato anche da Legambiente, ora il prossimo passo è quello di arrivare in ogni provincia del Veneto all’individuazione di un gestore unico, e a Belluno c’è anche da risolvere la questione Maserot.
Il bilancio dell’attività dell’anno che si va a chiudere è particolarmente ricco (qui trovate le slide riassuntive): dagli stati di crisi (8, di cui 4 nel Bellunese), agli interventi di protezione civile in Veneto, in Italia e in Europa (significative le esperienze in Emilia Romagna e in Turchia), fino alle attività di Scuola Sicura e le campagne di miglioramento di qualità dell’aria con gli incentivi per la rottamazione delle auto inquinanti e delle vecchie stufe.
A cinque anni dal passeggio della tempesta, poi, ancora importante l’impegno nei cantieri post Vaia: 1814 quelli avviati in provincia.
Un anno di grande lavoro, quindi, e l’augurio per il 2024 non può quindi che essere quello di maggior tranquillità, sapendo al tempo stesso di poter contare sul grande esercito di volontari della protezione civile.





