A metà strada tra Berlino e Roma: Villa Gaggia e quel giorno di luglio 1943

A metà strada tra Berlino e Roma: Villa Gaggia e quel giorno di luglio 1943

Molti la conoscono come teatro di un incontro storico della Seconda guerra mondiale. Pochissimi sanno che ha ospitato anche il primo re dell’Egitto. Di fatto, è un autentico libro di storia. E si trova a un tiro di schioppo da Belluno. Anzi, giusto a metà strada tra Berlino e Roma: per questo Villa Pagani-Gaggia (nota solo con il secondo nome) fu scelta da Hitler e Mussolini per il loro incontro dell’estate del 1943.

È una delle ville più complesse e interessanti della provincia di Belluno. L’impianto è secentesco e difatti la costruzione è opera della nobile famiglia Pagani. Ma quello che si vede oggi è frutto di un ampliamento di fine Settecento, a firma di Alexandre Poiteau le Terrier, architetto-giardiniere di Versailles e di Fontainebleau, arrivato a San Fermo al seguito delle truppe napoleoniche; fu lui a costruire l’ala porticata e la cappella, e soprattutto a introdurre nel parco della villa il viale d’accesso, contornato di carpini.

L’imponente costruzione venne quasi completamente distrutta nella Prima guerra mondiale, ma risorse dalle sue ceneri grazie al nuovo proprietario, il senatore Achille Gaggia (da cui il nome noto ancora oggi).

Nel 1927 la villa ospitò re Fuad, sultano e sovrano d’Egitto, del Sudan, di Nubia, Kordofan e Darfur, insieme al vice primo ministro inglese lord Anthony Eden. Ma è citata nei libri di storia soprattutto per il cosiddetto “incontro di Feltre”, tra Hitler e Mussolini. 

È il 19 luglio 1943. La guerra sta cambiando volto, perché le truppe tedesche hanno perso malamente la decisiva battaglia di Stalingrado sul fronte orientale, e da qualche giorno in Sicilia sono sbarcati gli Alleati, pronti a risalire la Penisola con l’appoggio dei partigiani. La Germania sta arretrando e in Italia il fascismo è in caduta libera (pochi giorni dopo, nella notte del 25 luglio, il Gran Consiglio sfiducerà Mussolini e il re lo farà arrestare). Come se non bastasse, a Villa Gaggia arriva la notizia del primo bombardamento di Roma, avvenuto la mattina stessa. Le fonti raccontano di un duce visibilmente provato, silente e imbarazzato di fronte all’alleato tedesco. Mussolini, sprofondato in una poltrona nel salone nobile della dimora Gaggia, tenta di chiedere aiuto a Hitler, spiegando dell’attacco alla capitale. Infastidito, il führer risponde che le città tedesche sono bombardate tutti i giorni e sbotta con un «duce, so ghet es nicht» (duce, così non va bene per niente). È uno degli ultimi atti dell’incontro. Che sarebbe finito in maniera completamente diversa – e così anche la guerra – se fosse andato in porto l’attentato che era stato preparato nei minimi dettagli da alcuni alpini reduci dalla campagna di Russia. Le penne nere erano state preallertate per il servizio d’ordine. Alla fine, però, vengono sostituite dalle camicie nere e agli alpini viene imposto uno stop dal Regio Esercito (forse perché già si sapeva della notte del 25 luglio e dell’intenzione di arrestare il duce). 

Se le pareti di Villa Gaggia potessero parlare…

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