Il cielo sopra Belluno è sempre più carico di ozono. Secondo i dati diffusi da Legambiente, nei primi otto mesi del 2025 il capoluogo dolomitico ha registrato 21 sforamenti dei limiti massimi di ozono, più della somma dei due anni precedenti: 9 nel 2023, 11 nel 2024. Un dato allarmante, che colloca Belluno tra i capoluoghi di provincia più colpiti, anche se lontano dai picchi di città come Venezia (44), Vicenza (57) e Bergamo (77), quest’ultima maglia nera del bacino padano.
Ma cos’è l’ozono e perché è pericoloso? Si tratta di una forma instabile dell’ossigeno, altamente tossica per l’uomo e per l’ambiente. Può danneggiare le mucose respiratorie, i tessuti degli organismi viventi e le colture agricole. L’Agenzia Europea dell’Ambiente stima 2 miliardi di euro di danni all’anno solo per l’agricoltura, mentre in termini di salute pubblica si parla di 70.000 morti premature in Europa, di cui 13.000 in Italia.
La causa dell’aumento? Secondo Legambiente, il principale indiziato è il metano. Le sue concentrazioni sono in crescita nel Nord Italia, complice la distribuzione, le perdite dagli impianti, le emissioni agricole e quelle provenienti dalle discariche. A peggiorare la situazione le alte temperature estive, che favoriscono la formazione dell’ozono. Nel Bellunese, gli sforamenti della soglia media fissata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono da semaforo giallo: il limite massimo è 25, e siamo già a 21. Un segnale da non sottovalutare.





