Investimenti mirati, gestione dei flussi turistici e contrasto al turismo “mordi e fuggi”. Sono i tre pilastri su cui si fonda l’analisi di Yuki d’Emilia, candidata alle prossime elezioni regionali con il Partito Democratico ed ex assessora al turismo del Comune di Belluno. Un’analisi che parte dai dati pubblicati dall’Osservatorio turistico regionale relativi ai mesi di maggio, giugno e luglio, e che mette in luce luci e ombre del turismo in provincia.
Secondo d’Emilia, i numeri mostrano una crescita in molte realtà, ma anche segnali di stallo o addirittura di calo in alcuni comuni. La differenza, spiega, la fanno gli investimenti. Dove si è puntato su promozione e servizi, i risultati si vedono. È il caso, ad esempio, di Pieve di Cadore, che ha registrato un incremento di quasi il 25%. Al contrario, territori come Belluno e Feltre – dove gli investimenti sono stati minimi o assenti – mostrano una situazione stagnante o in calo. A dirlo, sottolinea d’Emilia, non è solo lei, ma anche operatori del settore come Lionello Gorza, presidente del Consorzio Dolomiti Prealpi.
Un altro tema centrale è quello della gestione dei flussi. D’Emilia cita il caso di Auronzo di Cadore, dove la prenotazione dell’accesso alle Tre Cime di Lavaredo ha permesso di evitare il sovraffollamento che aveva caratterizzato gli anni precedenti. Un modello che, secondo lei, andrebbe affiancato da servizi di supporto come parcheggi e navette, per rendere la gestione ancora più efficace.
Ma non basta contare gli arrivi: serve guardare anche alle presenze, ovvero alle notti trascorse sul territorio. È questo, secondo d’Emilia, il vero indicatore della salute del turismo. Il problema è che il turismo sta cambiando: si viaggia più spesso, ma per periodi più brevi. Il risultato è un aumento del turismo “mordi e fuggi”, che porta poco valore economico e, in alcuni casi, anche rischi per la sicurezza. «Il turista da social – osserva – affronta la montagna senza esperienza, mettendo a rischio sé stesso e impegnando i volontari del Soccorso Alpino in interventi evitabili».
Per questo, d’Emilia propone di valutare l’introduzione di una permanenza minima nelle destinazioni turistiche. Un modello già adottato in alcune aree sensibili della Tasmania, in Australia, e che in parte è già applicato da alcune strutture ricettive anche nel Bellunese. L’idea è quella di estendere questa formula all’intera destinazione Dolomiti Bellunesi.
Infine, un’ultima riflessione riguarda la destagionalizzazione. Negli ultimi anni si è lavorato per allungare la stagione turistica, puntando in particolare sull’autunno. Ora, secondo d’Emilia, è il momento di fare lo stesso con la primavera, per rendere le Dolomiti Bellunesi attrattive e vive tutto l’anno.





