I residenti e i proprietari dell’area di Lacedel non ci stanno. Dopo il comunicato diffuso da Simico il 14 settembre, intervengono nuovamente per chiarire la loro posizione, a seguito dell’esposto presentato lo scorso 11 settembre alla Procura della Repubblica di Belluno, con il supporto dello studio legale Michielan di Mogliano Veneto, ipotizzando responsabilità penali e violazioni in materia di sicurezza. Secondo i legali, la frana verificatasi tra il 29 e il 30 agosto conferma le criticità già denunciate. La frattura di coronamento si è estesa oltre i 40 metri, smentendo la versione di SIMICO che parla di “allentamento superficiale del terreno”.
Il TAR non si è ancora espresso
«Contrariamente a quanto sostenuto da Simico – scrivono i residenti in una nota inviata. ieri (16 settembre) – il TAR del Lazio non si è pronunciato sulla legittimità degli atti autorizzativi. L’udienza cautelare del 27 agosto si è conclusa con un rinvio al merito, fissato per il 29 ottobre. Proprio in quella sede verranno valutate le questioni geologiche e la loro incidenza sulla valutazione d’impatto ambientale». Un passaggio fondamentale, secondo i residenti, per chiarire la portata e le responsabilità dell’intervento.
Cantieri ravvicinati e versante instabile
Il nodo centrale è la coesistenza di tre cantieri sullo stesso versante: quello pubblico di SIMICO, lo Ski Bar “Ria de Saco” di Franz Kraler & Co. e la cabinovia Lacedel–Socrepes dell’ISTA S.p.A. Gli scavi, distanti meno di dieci metri l’uno dall’altro, insistono su un’area classificata PAI P2 e P3, quindi fragile e instabile. La frana ha deformato il muro di contenimento del cantiere Kraler e ha reso necessario il monitoraggio del secondo pilone della cabinovia ISTA. Un segnale, secondo i residenti, dell’interazione tra i cantieri e della pericolosità della situazione.
Relazioni tecniche e richieste di intervento
«Una relazione tecnica firmata dal Prof. Eros Aiello e dal geologo Filippo Bonciani – spiegano i promotori dell’esposto – descrive un movimento profondo del terreno, con abbassamenti fino a 50 cm e deformazioni di strutture in cemento armato. Secondo gli esperti del CGT – Engineering, spin-off dell’Università di Siena, le cause sono da ricondurre agli sbancamenti estivi, profondi fino a 15 metri, eseguiti senza indagini geotecniche né monitoraggi adeguati».
«Alla luce di questi elementi appare incomprensibile la scelta di Simico di ridurre l’evento a un fenomeno “gestibile” e di non rendere pubblica la relazione tecnica dell’esperto incaricato, peraltro non indipendente avendo partecipato alla progettazione dell’opera. I residenti ritengono invece che, trattandosi di lavori finanziati con fondi pubblici, la trasparenza e la sicurezza collettiva debbano essere garantite senza compromessi, attraverso la pubblicazione di tutte le relazioni e la verifica rigorosa delle responsabilità». A questo proposito i residenti invocano
I residenti chiedono che venga resa pubblica la relazione tecnica dell’esperto incaricato da Simico, sottolineando che si tratta di lavori finanziati con fondi pubblici e che la sicurezza collettiva deve essere garantita. Auspichiamo pertanto l’intervento urgente della Procura della Repubblica di Belluno unitamente a quella amministrativa dell’Autorità Distrettuale di Bacino delle Alpi Orientali».





