La battaglia giudiziaria contro la cabinovia Apollonio – Socrepes – per la quale nei giorni sono iniziati i lavori di realizzazione – si intensifica. Lo scorso 8 agosto i residenti delle frazioni di Lacedel e Mortisa, assistiti dallo studio legale Michielan, hanno depositato al Tar del Lazio una nuova impugnazione contro il decreto di occupazione d’urgenza emanato il 3 giugno. Il provvedimento riguarda l’intervento per la realizzazione della cabinovia, ma secondo i ricorrenti presenta gravi vizi di legittimità.
Tra le contestazioni principali: l’assenza del progetto esecutivo, il mancato rispetto delle prescrizioni ambientali del decreto VIA n. 14/2025, e la mancanza di opere preventive in un’area geologicamente fragile. Per i ricorrenti le relazioni tecniche di Eros Aiello (Università di Siena) evidenziano la pericolosità idrogeologica del versante e l’inadeguatezza delle misure progettuali.
«Un impianto inutile e rischioso»
I cittadini sottolineano che l’attuale rete di impianti – dalla cabinovia Col Drusciè alla Cortina Skyline – garantisce già un collegamento moderno e sostenibile tra il centro e l’intera area sciistica olimpica. «Non c’è alcuna reale necessità di duplicare l’infrastruttura», affermano, ricordando che le stesse cabinovie hanno servito con successo i Mondiali 2021 e la Coppa del Mondo femminile. Inoltre, la nuova cabinovia “Lacedel–Socrepes”, già in costruzione, ha ricevuto parere positivo in sede di VIA e Conferenza dei Servizi, con parcheggi e viabilità ritenuti adeguati. Il progetto “B09.1” (il nome tecnico dell’Apollonio – Socrepes, ndr) invece, sarebbe realizzato su un versante franoso attivo, con costi di monitoraggio e mitigazione destinati a pesare per i prossimi 50 anni.
Verso l’udienza del 27 agosto
L’udienza cautelare è fissata per mercoledì 27 agosto davanti al TAR del Lazio. Un passaggio cruciale, secondo i ricorrenti, per fermare un intervento che «Sacrifica il principio di precauzione, i diritti dei cittadini e l’integrità di un patrimonio paesaggistico di valore universale».
«A conferma delle criticità, continuano i ricorrenti – anche il recente Decreto Economia e le dichiarazioni del commissario straordinario del Ministero delle Infrastrutture hanno riconosciuto l’insufficienza delle indagini geologiche. Le risorse stanziate sono state aumentate di 7 milioni di euro, proprio per fronteggiare i rischi legati alla frana attiva e alle opere di mascheramento ambientale».
«Non è un no ideologico»
«La nostra azione non è un no ideologico, ma un sì alla legalità, alla sicurezza e alla tutela di Cortina e di chi ci abita», concludono i ricorrenti. «Continueremo a far valere ogni argomento tecnico e giuridico perché siano rispettati la legge e il territorio».





