«C’era finalmente una cosa che funzionava in Comelico, perché la si vuole distruggere o mettere in crisi?». È una domanda che pesa come un macigno quella posta da Simone Zampol, presidente della cooperativa Alberi di Mango, in un appello diretto al vescovo Renato Marangoni. Al centro della questione c’è la decisione, arrivata in modo inaspettato, di trasferire don Fabio Fiori da Danta e San Nicolò a Lamon, a partire dall’autunno.
La cooperativa, nata nel 2019 con l’obiettivo di far rivivere i paesi della Val Comelico riaprendo servizi essenziali ormai chiusi, conta oggi 150 soci. Don Fabio ne è stato l’anima: ideatore, fondatore e primo sostenitore. Il suo carisma e la sua visione hanno permesso a piccoli borghi di tornare a vivere, offrendo servizi che sono diventati simboli di rinascita, coesione e speranza. Per questo, secondo Zampol, il suo trasferimento rischia di compromettere il delicato equilibrio costruito negli ultimi anni.
La preoccupazione è forte e condivisa da molti. La cooperativa ha appreso la notizia solo dai giornali, senza alcun confronto preventivo. E ora teme che l’assenza di don Fabio possa causare la chiusura o il ridimensionamento di alcune attività, impedire l’avvio di nuovi progetti e mettere a rischio bandi già finanziati. «Ci sono volontari che donano tempo ed energie, persone con famiglia e lavoro che hanno creduto in questo progetto. Perché vedere vanificati sogni e fatiche?», si chiede Zampol.
La richiesta al vescovo è chiara: aprire un tavolo di confronto con le comunità di Danta, San Nicolò e con la cooperativa stessa, per trovare una soluzione che permetta alle attività di crescere e stabilizzarsi. Secondo Zampol, la decisione è stata presa in modo verticistico, bypassando gli organi pastorali ed economici nati proprio per rappresentare la comunità. E questo, dopo anni di lavoro condiviso tra Diocesi e territorio, lascia l’amaro in bocca.
Don Fabio, sottolinea ancora il presidente, è una figura centrale per la comunità: ascolta i problemi della gente e sa come affrontarli, anche attraverso la cooperativa. Per questo, l’appello finale è un invito al vescovo a ripensare o almeno posticipare il trasferimento, per dare tempo alla comunità di trovare un nuovo equilibrio. «Don Fabio è una garanzia per il futuro del Comelico», conclude Zampol.





