A Cortina, il confronto tra una dipendente di Cortina Marketing (facente parte di Se.Am. Srl) e la società al 100% partecipata comunale si fa sempre più acceso. Al centro della disputa: la possibilità di lavorare da remoto, negata a Lisa (il nome è di fantasia, ndr), addetta alle relazioni pubbliche e con i media e madre di un bambino di cinque mesi.
La società, nella propria replica ufficiale alle parole della dipendente e della Consigliera di parità della Provincia , ha definito “maliziosa e parziale” la versione dei fatti fornita dalla lavoratrice, rivendicando un atteggiamento collaborativo e inclusivo: «Lisa è stata l’unica dipendente autorizzata allo smart working – si legge nel comunicato – in alternativa alla maternità anticipata, su indicazione medica. Nessuna pressione esterna: la modalità di lavoro da remoto è stata concessa immediatamente, ratificata in seguito dal CdA». Se.Am. sottolinea anche come il telelavoro «Sia sempre stato concepito come misura eccezionale, temporanea e legata alla compatibilità con le esigenze aziendali»
Ma la controreplica non si è fatta attendere. Il legale della dipendente, l’avvocato Ivan Borsato, contesta numerosi passaggi della versione di Se.Am. e accusa l’azienda di posizioni ideologiche «retrograde» e in contraddizione con le direttive europee: «La mia assistita – spiega – ha chiesto lo smart working come alternativa alla maternità anticipata, dimostrando volontà di proseguire l’attività lavorativa. La concessione della modalità da remoto è arrivata “da un giorno all’altro” dopo sollecitazione scritta, e fu ratificata solo dieci giorni più tardi».
Tra i punti critici sottolineati dall’avvocato Borsato: la mancata presenza di un rappresentante di Se.Am. al tavolo con la Consigliera di parità, con la necessità poi di far intervenire anche l’Ispettorato del lavoro; le incongruenze sulle dichiarazioni in merito alle tempistiche di ingresso in maternità della dipendente; l’equiparazione tra situazioni lavorative e familiari profondamente diverse all’interno del gruppo di lavoro; la mancata considerazione della compatibilità tra mansioni di Lisa e il lavoro da remoto.
In attesa di ulteriori sviluppi o di un eventuale coinvolgimento delle istituzioni, il caso apre un dibattito più ampio: come si gestisce realmente lo smart working nelle partecipate pubbliche? E fino a che punto si riesce a conciliare la tutela della maternità con le esigenze organizzative? Ma soprattutto: qual è il livello di consapevolezza delle aziende bellunesi in merito alle nuove modalità di lavoro?





