Belluno difende il suo Centro Antiviolenza: vinta la battaglia per la continuità

Belluno difende il suo Centro Antiviolenza: vinta la battaglia per la continuità

Il rischio chiusura è stato evitato, ma la battaglia per i diritti non si ferma. Grazie a una deroga della Regione Veneto, il Centro Antiviolenza di Belluno, gestito da Belluno Donna, potrà continuare a offrire protezione, ascolto e supporto alle vittime. Un sospiro di sollievo per un territorio che ha lottato compatto contro una normativa troppo rigida.

«Quando nel 2023 la presidente del Centro, Anna Cubattoli, ci ha segnalato le difficoltà legate all’Intesa Stato-Regioni, siamo intervenuti subito», racconta Flavia Monego, Consigliera Provinciale di Parità. Il nodo? La reperibilità h24, impossibile da garantire per una realtà come quella bellunese. È partita così una mobilitazione trasversale: una lettera firmata da tutti i 60 Comuni della provincia, un confronto diretto con l’assessora regionale Manuela Lanzarin e infine una proroga di 18 mesi, ora vicina alla scadenza. «Il centro deve poter lavorare con serenità», prosegue Monego, ricordando che nel solo 2025 ha affrontato 13 casi di violenza e discriminazione sul lavoro.

Al suo fianco, la consigliera provinciale Matilde Vieceli, delegata alle Pari Opportunità: «Ad aprile abbiamo approvato all’unanimità una mozione per il sostegno al centro, ma è solo una delle tante iniziative portate avanti dal 2023 in sinergia con Monego». Vieceli ribadisce la necessità di difendere i diritti umani e contrastare ogni forma di violenza di genere—fisica, psicologica, sessuale, economica—senza distinzioni sociali, culturali o generazionali.

La svolta è arrivata: l’assessora Lanzarin ha annunciato che «i 25 Centri antiviolenza del Veneto non subiranno alcun taglio». Un’affermazione che rassicura, ma che le istituzioni bellunesi continueranno a monitorare fino alla sua completa formalizzazione.

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