Nel 2024, le famiglie immigrate in Italia hanno inviato in patria 8,3 miliardi di euro, secondo i dati della Banca d’Italia elaborati dalla Fondazione Leone Moressa. Utilizzando il modello della Banca d’Italia per la misurazione delle rimesse informali, si stima un flusso “invisibile” compreso tra 1,2 e 3,7 miliardi di euro, portando il volume complessivo tra 9,5 e 12,0 miliardi.
Il volume delle rimesse ha registrato un aumento tra il 2017 e il 2021, influenzato dalle misure di limitazione della mobilità internazionale durante la pandemia, che hanno ridotto le rimesse “invisibili” e aumentato quelle formali. Dal 2022, con la ripresa post-pandemica, sono tornate ad aumentare anche le rimesse “invisibili”.
Nel 2024, il Bangladesh si conferma la prima destinazione con 1,4 miliardi di euro, pari al 16,9% del totale. Seguono Pakistan e Marocco, rispettivamente con 600 e 575 milioni. Le rimesse verso la Georgia sono aumentate di più di cinque volte in dieci anni, passando da 91 milioni a 501 milioni, nonostante una popolazione residente in Italia di appena 30 mila abitanti. La Cina, invece, è fuori dalle prime 20 posizioni, con appena 4 milioni di euro inviati nel 2024.
Mediamente, ciascun cittadino immigrato invia in patria 131 euro al mese. Tra le prime 20 comunità straniere presenti in Italia, i valori pro-capite massimi si registrano tra i cittadini del Bangladesh (604 euro mensili pro-capite). Anche Pakistan e Filippine registrano valori superiori a 300 euro mensili pro-capite.
Oltre un quinto delle rimesse parte dalla Lombardia (1,8 miliardi), seguita dal Lazio (1,3 miliardi) e dall’Emilia-Romagna (830 milioni). Il Veneto è al quarto posto, con 694 milioni di euro. A livello di singole province, Roma supera il miliardo di euro inviato nel 2024, seguita da Milano con 911 milioni. Quasi un quarto di tutte le rimesse italiane parte da queste due città. La prima città del Nord est è Venezia, al decimo posto nazionale, con 167 milioni di euro di rimesse, appena davanti a Verona con 163.
Il Bellunese
E Belluno? Nel 2024 sono stati 11 i milioni di euro inviati in patria da lavoratori esteri residenti in provincia. Un dato che pone Belluno in coda alle province del Veneto. La nostra provincia non eccelle nemmeno per quanto riguarda la variazione decennale: dal 2014 al 2024 l’aumento delle rimesse verso l’estero è stato dell’11,6%. Una crescita sensibile ma molto lontana da quella, ad esempio di Verona, primatista regionale con +56,7% in dieci anni, seguita da Venezia con +44,5%. Belluno è lontana anche dalla media regionale, che si attesta su +36,2% di rimesse nell’ultimo decennio. Peggio di noi solo Rovigo, l’unica provincia del Veneto a segnare una flessione: dal 2014 al 2024 le rimesse, nel Polesine, sono calate del 4,9%. Lo scenario cambia se si prendono in esame i dati relativi agli ultimi due anni. In questo caso Belluno fa segnare una buona performance, con +1,7% di rimesse verso l’estero nel 2024 rispetto al 2023, in un contesto regionale di generale flessione, se si esclude (oltre a Belluno) la sola provincia di Venezia, che mette a segno un lusinghiero +4,8%.
Il commento
Secondo i ricercatori della Fondazione Leone Moressa, «L’invio di denaro verso i Paesi d’origine è uno degli strumenti attraverso cui i migranti sostengono i mezzi di sussistenza, rafforzano le economie e contribuiscono direttamente al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG). I dati evidenziano una forte diversità tra i diversi Paesi di destinazione, con una vitalità maggiore tra le comunità asiatiche. Rilevante il peso dei flussi “invisibili”, favoriti dai viaggi verso i Paesi vicini e dai nuovi strumenti digitali».





