Braccia incrociate e presidio. Continua la mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici dello stabilimento Edim di Quero dove la Bosch ha comunicato di voler di licenziare trenta operai, a cui se ne aggiungono dieci con contratto interinale, su un totale di 80 presenti in questo momento. Oltre allo stabilimento di Quero il gruppo Bosch è intenzionato a cedere anche lo stabilimento di Villasanta (in provincia di Monza Brianza). Fra i due stabilimenti si arriva a un contemporaneo esubero di 160 lavoratori sui 380 occupati.
In vista dell’incontro in Regione previsto per il 3 dicembre, la Rsu della Edim Bosch e le segreterie provinciali di Fiom Cgil e Fim Cisl di Belluno hanno indetto per oggi (martedì 26 novembre) a partire dalle 11.30 un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di via Piave, con in aggiunta 4 ore di sciopero per ogni turno.
«La situazione occupazionale nella provincia di Belluno non è fra le migliori e le condizioni in cui versa l’industria bellunese, con le continue crisi dichiarate in svariati settori, non possono essere ignorate» dicono da Fiom e Fim. «La Edim Bosch deve tornare sui suoi passi e cambiare le sue decisioni ritirando la procedura. Deve confermare gli impegni assunti fino alla scorsa settimana garantendo sia l’occupazione che gli investimenti necessari a rilanciare la produzione nei due stabilimenti».
Il problema, pare, è quello della crisi dell’auto. «La crisi della componentistica legata al settore automotive è purtroppo una realtà trasversale in tutto il Paese, finanche in Europa, ma non possono essere i lavoratori e le lavoratrici a pagarne il prezzo» continuano i sindacati. «Va modificato il sistema di fare impresa e anche ciò che si produce se questo è quello che il mercato chiede e se questo è necessario per salvare dei posti di lavoro. Chiediamo alle istituzioni provinciali, alle forze sociali, ai partiti politici, ma anche a ogni singola cittadina e singolo cittadino della nostra provincia di sostenere la nostra lotta partecipando al presidio di martedì mattina per salvare le nostre fabbriche, i nostri posti di lavoro e proteggere la tenuta sociale del nostro territorio. Le iniziative di lotta e di mobilitazione per salvare lo stabilimento e le 40 famiglie interessate dal procedimento di licenziamento collettivo non si fermeranno e continueranno fino a che la multinazionale non accetterà il confronto sulla base delle nostre rivendicazioni».





