Festa grande ieri (19 ottobre). E doppia: il Soccorso alpino ha inaugurato la nuova sede bellunese, in zona aeroporto; e ha celebrato anche i suoi primi 70 anni. Lo ha fatto con una cerimonia partecipatissima: divise rosse dei soccorritori insieme a giacche e cravatte delle autorità (dal senatore De Carlo agli assessori regionali Bottacin e Lanzarin, passando per il presidente della Provincia Padrin e per le decine di sindaci bellunesi), ma anche tanti semplici cittadini, amici e compagni dei soccorritori. Tutti con un profondo senso di gratitudine per l’attività del Soccorso alpino che in 70 anni ha salvato vite, ha riportato a valle migliaia di escursionisti, ha partecipato a missioni di ricerca dispersi. E ha anche perso soccorritori, caduti in montagna durante il loro lavoro di volontari.
Non è una contraddizione in termini: le felpe rosse sono volontari a tutti gli effetti. Ma lo fanno con un livello altissimo di professionalità e preparazione. Lo hanno riconosciuto tutti gli intervenuti alla festa ieri, con il ricordo dell’assessore Bottacin di quella volta che il Sistema nazionale di Protezione Civile chiese l’intervento proprio del Soccorso alpino bellunese, per le nevicate in Centro Italia; e con la sottolineatura dell’assessora Lanzarin sul connubio tra Soccorso alpino e sistema sanitario quale anello fondamentale nella catena della salute e della sicurezza.

«70 anni forse non sono molti, ma per noi sono assai: un bel cammino di crescita» ha detto Maurizio Dell’Antonio, presidente nazionale del Corpo di Soccorso alpino. «Siamo in salute, andiamo avanti. Certo, si fa fatica a trovare rincalzi ma siamo sempre sul pezzo». Poi, rivolgendosi ai soccorritori bellunesi: «Avete una nuova sede, la nostra casa, la vostra casa. Rendetela accogliente e vivetela bene».
Accorato il grazie del presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, che ha sottolineato la preparazione dei soccorritori e la loro umanità. «Li chiamano gli “angeli della montagna”. Ma la definizione, per quanto romantica e carica di affetto, non basta: risulta riduttiva. Fortemente riduttiva. Gli angeli sono esseri spirituali, immateriali, eterei. I soccorritori invece – gli uomini e le donne del Soccorso alpino – sono persone in carne e ossa, che mettono il loro tempo, le loro energie, la loro preparazione, al servizio di tutti coloro che vivono e frequentano la montagna» ha scritto in una nota Padrin. «Alle persone del Soccorso alpino, ai volontari e alle volontarie, possiamo dire solo un grande grande grande grazie. Perché i volontari sono impegno e sacrificio, sono preparazione, generosità e solidarietà. Sono lo spirito della gente di montagna. Sono abnegazione, altruismo, freddezza e capacità di agire in contesti difficili. Sono competenze tecniche di altissimo valore, addestramento, formazione. Sono persone che mettono a rischio la propria incolumità per garantire sicurezza – e spesso salvezza – agli altri. E sono anche persone che aspettano con apprensione a casa, e che pur conoscendo il grado di rischio, “condividono” i loro cari con tutti noi, lasciandoli essere soccorritori e soccorritrici, oltre che mariti, compagni, padri, sorelle, fratelli, parenti…».
Oltre ai ringraziamenti, anche l’attenzione alla sicurezza, sottolineata dal prefetto Antonello Roccoberton: «Chi va in montagna deve essere consapevole di dove si trova e non può mettere a rischio il lavoro dei soccorritori».
Nel corso della festa, è stato presentato anche il libro scritto da Michela Canova che raccoglie storie, aneddoti, missioni e racconto dei primi 70 anni del Soccorso alpino del Veneto.





