Storia, solidarietà, arte. Tutto insieme, in mostra a Longarone. Perché il 60° del Vajont non si è spento con il 2023 e anzi torna a far risuonare la memoria grazie alla collaborazione tra Comune e istituto comprensivo. Sarà proprio la scuola il teatro dell’esposizione di alcune opere d’arte che erano state donate all’indomani del disastro e che per la prima volta vengono messe insieme, a disposizione del grande pubblico. Opere d’arte che portano firme famose. E anche un pizzico di storia, dato che la solidarietà è un filo rosso che resiste dopo sessant’anni.
Luglio 1963. A Skopje in Macedonia un terribile terremoto distrugge la città e provoca oltre mille vittime. La comunità artistica internazionale decide di fare la sua parte e invia decine e decine di opere nelle zone colpite dal sisma. Tra i quadri, anche uno di Pablo Picasso e decine di opere italiane.
Neanche tre mesi dopo, la sciagura colpisce la valle del Piave e il Vajont. All’indomani della terribile onda del 9 ottobre 1963 è la comunità internazionale, soprattutto quella jugoslava e balcanica, a restituire il carico solidale e a Longarone arrivano 77 opere d’arte. Negli anni sono state esposte in maniera un po’ anonima nelle scuole, nella casa di riposo e negli edifici pubblici. Adesso una selezione di quelle stesse opere diventa oggetto di una mostra d’arte.
L’esposizione sarà inaugurata venerdì (15 marzo) alle 18.30 e poi resterà visitabile al Centro culturale “Parri” fino all’8 aprile. Si troveranno opere di France Slana, Dore Klemencic, Janez Bernik, Edo Murtic, Krsto Hegedusic, Ljubica Sonic, Maria Pregelj, Marko Sustarsic, Milan Kecic, Mladen Sbrinovic, Ordan Petlevski, Predag Milosavljevic-Pedja, Radenko Misevic, Riko Debeniak, Tone Kralj, Vladimir Makuc, Anton Gojmir Kos, Bozidar Jakac, Ive Subic, Kosta Angeli-Radovani, Ljubo Lah, Milos Vuskovic, Nedeljko Gvozdenovic, Nicola Martinoski, Nikloaj Omersa, Oton Postruznik. Le schede biografiche degli artisti sono state curate dai ragazzi delle scuole medie, che hanno svolto accurate ricerche e preparato anche una guida-catalogo della mostra.
«Che posto occupa l’arte nella ricostruzione dopo le distruzioni e le sciagure? Ce lo siamo chiesti» spiega l’insegnante Veronica Sacchet, che ha curato l’esposizione insieme al professor Paolo Vendramini, sindaco di Ponte nelle Alpi. «Ci siamo risposti che serve a documentare gli eventi, a raccogliere le emozioni, a esprimere gratitudine. Il terremoto di Skopje e il disastro del Vajont hanno unito due popolazioni e le comunità artistiche di due Paesi».
«Abbiamo lavorato per otto anni a questa mostra, che ha un enorme valore artistico internazionale e anche in termini di memoria» le parole di Vendramini. «La mostra è nata da un episodio curioso: un giorno un insegnante stava cercando dei libri in biblioteca e ha trovato una tela firmata Edo Murtic, che è uno dei più grandi artisti contemporanei dell’ex Jugoslavia. A quel punto si è chiesto come mai ci fosse una tela così prestigiosa ed è tornata alla luce la storia della solidarietà artistica all’indomani del Vajont».
«Vogliamo dare risalto alle opere d’arte che sono state mandate a Longarone dopo il Vajont. Lo facciamo in una sorta di coda ideale del 60° anniversario» spiega il sindaco Roberto Padrin. «Sarà un viaggio nell’arte e nella solidarietà di altissimo livello».





