Sono giorni di riunioni intense per i sindaci del Bellunese. Chiamati in Prefettura per gestire i flussi continui di migranti, che vengono destinati dal ministero dell’interno anche alla montagna. Perché va detto: al di là dei proclami elettorali di un anno fa, gli sbarchi non si sono fermati. Anzi, sono aumentati di ritmo, frequenza e consistenza. E ora ricade su tutti i territori la gestione di queste persone, anche nel Bellunese, dove ieri diverse decine di ragazzi provenienti da Pakistan e Nord Africa erano ammassate davanti alla Questura, in strada.
I sindaci ricevono chiamate praticamente ogni settimana, con la richiesta di ospitare queste persone, provenienti spesso dall’Africa o dal Medioriente. Sono moltissimi i Comuni che già da mesi ospitano 2-3 migranti e richiedenti asilo. Ma gli spazi cominciano a mancare. E nei prossimi giorni sono convocate riunioni in Prefettura per fare il punto.
A quanto è dato sapere, pare che giovedì possa essere attivato il nuovo Cas, centro di accoglienza straordinaria, di Tai di Cadore, nelle vecchie caserme dismesse. Si tratta di strutture immaginate per sopperire alla mancanza di posti nelle strutture ordinarie di accoglienza o nei servizi predisposti dagli enti locali, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti. Ad oggi costituiscono la modalità ordinaria di accoglienza.
Intanto la Prefettura ha preparato nelle scorse settimane una bozza di convenzione per l’impiego dei migranti richiedenti asilo accolti in provincia in attività di volontariato o lavori socialmente utili. Qualche Comune ha già provveduto a fare domanda.





