«Oggi il nostro Paese non è più in grado di garantire i diritti democratici costituzionali, a partire da quello universale alla salute». Parole e musica di Massimiliano Paglini. Parole che il segretario generale della Cisl Belluno Treviso ha pronunciato al convegno sulla “Sanità pubblica: diritto alla salute per tutti”. «Ciò che ha generato le attuali difficoltà della sanità pubblica sono stati i pesanti tagli al fondo sanitario nazionale nel decennio prima del Covid. Il sistema oggi regge e ha retto fondamentalmente grazie allo spirito di abnegazione dei lavoratori e delle lavoratrici».
PROPOSTE
Quattro le proposte basilari di Paglini: aumento del personale, rafforzamento dell’assistenza territoriale con attenzione particolare alla montagna, potenziamento delle case di comunità come ammortizzatore sociale e luogo di sinergia fra assistenza pubblica, volontariato e terzo settore e realizzazione degli ospedali di comunità. «Confidiamo che arrivino presto risposte in primis dalla Regione – ha detto Paglini -. La crescita delle liste d’attesa determina un aumento della spesa privata e in tanti casi la rinuncia alle cure, una tendenza che coincide con il calo degli investimenti in sanità, la fuga del personale e la mancanza di assistenza sul territorio. Un’inversione di tendenza è necessaria. Si stanno creando due Italie, cittadini di serie A e cittadini di serie B, chi può permettersi le cure perché ha i soldi per farlo e chi non può che aspettare di buon grado il proprio turno anche se necessita di cure rapide. Non è così che si garantiscono i diritti democratici».
PERSONALE
Il tema del personale come «fattore determinante per garantire il diritto alla salute» è stato sottolineato da Marj Pallaro, segretaria generale della Cisl Fp del Veneto. «La sanità pubblica non funziona se non abbiamo personale in numero adeguato sia per qualità, sia quantità di lavoratori. C’è una grossa carenza di professionisti legata a molteplici motivi, noi come Fp stiamo facendo il più possibile per mantenere i lavoratori presenti all’interno del sistema e per incentivare i giovani ad affrontare questi percorsi di studi sia per quanto riguarda la figura dell’operatore sociosanitario, sia per quanto concerne medici e infermieri».
FOCUS SULLA PROVINCIA
Mario De Boni, segretario generale della Cisl Fp, focalizza la sua attenzione sull’area dolomitica: «La provincia di Belluno ha bisogno di circa 250 operatori sanitari. Riguardo agli infermieri, l’ultimo bando della Ulss1 prevedeva 68 assunzioni, ma la graduatoria utile contava solo 46 professionisti, dei quali non tutti hanno accettato l’incarico; si può dunque stimare che in Ulss 1 la carenza sia di 30 unità. Nelle case di riposo sono stati chiusi 150 posti letto a determinare un fabbisogno di 30, 40 infermieri, il tutto in un territorio complesso e poco attrattivo. Va aumentato il fondo sanitario nazionale, vanno rinnovati i contratti e adeguati alle responsabilità e ai carichi di lavoro, va applicato un contratto unico, quello della sanità; va fatta la riforma delle Ipab; tutte le Rsa devono essere pubbliche. Per tutte queste ragioni bisogna che tutti noi diventiamo custodi della salute pubblica».





