Problemi “di casa” sotto i riflettori dell’assemblea dei delegati di Confedilizia Belluno, riunita ieri mattina al Ristorante Al Borgo: tanti i temi analizzati, dall’Imu – proprio nel giorno in cui scadevano i termini per il pagamento della prima rata – agli affitti brevi, per arrivare a quelli locali come i problemi sulle proprietà pubbliche e private generati dalla posa della fibra ottica.
Un incontro particolarmente sentito, che arriva dopo un anno “di saluti” (tra pensionamenti di figure storiche e lutti per personaggi centrali nell’associazione) che ha visto Confedilizia rinnovare il suo direttivo; decisamente positivi i numeri dei soci, oltre 1400 in provincia, che portano Belluno nella top ten nazionale nel rapporto tra iscritti e popolazione.
Presenti all’incontro anche i presidenti delle associazioni della proprietà edilizia di Treviso, Rovigo e Venezia: con loro si sono affrontati i temi nazionali. Come l’Imu, che per il solo Comune di Belluno pesa sulle tasche dei proprietari per mediamente 7 milioni di euro all’anno e che nel 2023 porterà complessivamente nelle casse delle amministrazioni pubbliche nazionali 22 miliardi di euro (11 miliardi a giugno, altrettanti a fine anno; il gettito complessivo dal 2011 ad oggi ha superato i 270 miliardi di euro); o come gli affitti brevi, sui quali il Governo sta lavorando ad alcune proposte di modifica, bozza criticata però da Confedilizia soprattutto per quanto riguarda la durata minima dei soggiorni. «I tempi cambiano, ora le famiglie dormono fuori anche una notte sola: non si può ostacolare uno strumento che non solo non svuota i centri storici come qualcuno sostiene, ma anzi li mantiene vivi e crea anche occupazione», ha sottolineato il presidente di Confedilizia Belluno Michele Vigne supportato dall’esperienza di Giuliano Marchi, presidente di Confedilizia Venezia, città dove il fenomeno degli affitti brevi è particolarmente diffuso.
C’è stato però anche un tema locale che ha visto particolarmente critico il presidente Vigne: quello dei lavori della fibra ottica sulle proprietà pubbliche e – soprattutto – su quelle private. Troppo poche e in ritardo le lamentele di alcuni amministratori pubblici per la qualità degli interventi: opere certo indispensabili ma sulle quali – per Vigne – c’è stata poca cura e poco controllo.





