È diventata famosa in due modi e in tempi diversi. Prima perché ha dovuto chiudere, per il pericolo di crolli. Poi perché è apparsa come immagine simbolo in “Un passo dal cielo”, fortunata fiction Rai giunta ormai alla settima serie.
Adesso però la chiesa di San Martino a Valle di Cadore è nota per aver riaperto i battenti dopo due anni di lavori di consolidamento del terreno su cui è abbarbicata, uno sperone di terra sopra uno strapiombo.
Il 1° maggio è stata riaperta in pompa magna, alla presenza anche del governatore del Veneto Luca Zaia.
«Uno dei simboli del Centro Cadore è salvo grazie a un intervento eccezionale finanziato con 1.100.000 euro dalla Regione, grazie ai Fondi Vaia, e alle capacità ingegneristiche di tecnici e imprese bellunesi» ha scritto Zaia sui suoi profili social, al termine della cerimonia che ha visto con lui gran parte dei sindaci del Cadore (assenti – ma forse è un caso – quasi tutti i primi cittadini di Fratelli d’Italia), l’assessore regionale Gianpaolo Bottacin e una folta folla di cadorini. «È riaperta la chiesa di San Martino a Valle di Cadore, che rischiava di precipitare nell’abisso, nello strapiombo su cui è stata costruita. La perizia della struttura commissariale, l’impegno dell’assessorato regionale alla specificità di Belluno e la rapidità progettuale del Comune hanno fatto davvero un miracolo. La chiesa è salva ed è stata restituita alla comunità e al Cadore. È un intervento di cui andare orgogliosi, che tutti consideravano disperato ma che dimostra ancora una volta che solo i pessimisti non fanno fortuna».









