Non solo il lupo. Il grande predatore, ritornato stabilmente su Prealpi e Dolomiti, non è l’unica presenza animale alla quale non eravamo più abituati. L’asta del Piave (ma non solo) dal Feltrino alle porte del Cadore è diventato da qualche tempo l’habitat prediletto del Myocastor coypus, più comunemente noto come nutria.
Si tratta, per il Bellunese, di una novità. Il grande roditore, originario delle aree pluviali di Bolivia e Paraguay, è ormai comune in Pianura Padana, dove venne importato alla fine degli anni ’20 del 20esimo secolo per la produzione di pellicce. A nord del Fadalto finora le segnalazioni erano state sporadiche. Ma il cambiamento climatico, ed in particolare quest’estate 2022, calda e siccitosa, hanno cambiato le carte in tavola. E gli avvistamenti di nutrie si sono moltiplicati.
«La presenza della nutria nel nostro territorio è ormai in fase di consolidamento – spiega il consigliere provinciale delegato a caccia e pesca, Franco De Bon – e questa non è una buona notizia. Perché parliamo di una specie alloctona, dalla grande capacità riproduttiva e dispersiva. Se non controllata, rischia in poco tempo di produrre danni importanti ai biotopi umidi: la nutria è ghiotta di ninfee, canneti e altre specie arboree delle zone umide, e la sua presenza in grande quantità provoca alterazioni degli ecosistemi. Ma i danni possono estendersi anche alle coltivazioni, senza contare i rischi idrogeologici dovuti alla sua consuetudine di scavare reticoli di tunnel, anche di diversi metri, sugli argini dei fiumi secondari e dei canali, compromettendone la tenuta.
In una pubblicazione presentata lo scorso aprile al convegno dei faunisti veneti, a firma di Michele Cassol, Gabriele De Nadai e Stefano Vendrami, si legge che finora sono stati 63 i dati raccolti in provincia sul grande roditore (ai quali se ne aggiungono 37 relativi al visone americano). «La nutria – si legge – risulta presente in 12 comuni: Quero-Vas, Borgo Valbelluna, Feltre, Pedavena, Fonzaso, Cesiomaggiore, Santa Giustina, Sedico, Limana, Ponte nelle Alpi, Alpago, Ospitale di Cadore». E rispetto al 2017 «la nutria si è espansa notevolmente sia verso ovest (Feltrino occidentale), sia verso est (parte centrale della Val Belluna e Alpago)»
Ad Ospitale di Cadore (il punto più settentrionale della provincia dove siano state rinvenute tracce della nutria) un esemplare di nutria (morto) fu trovato proprio dal consigliere De Bon lungo la SS51:
La presenza della nutria ad Ospitale di Cadore rappresenta, al momento, un’anomalia. In quanto dista 24 chilometri dal punto più vicino conosciuto: il torrente Rai, in Alpago.
Quindi, che fare? La Regione Veneto ha dal 2016 un piano di controllo della diffusione della nutria. Ma limitarne la diffusione non è semplice: in Veneto e nel Bellunese il roditore ha trovato un habitat ideale, con grandi disponibilità di spazi e cibo. Certo, ci sono i predatori, come lupi, volpi e uccelli rapaci. Ma un alleato potrebbe essere anche il freddo, che rende difficile la ricerca di cibo e lo scavo delle tane.
Le foto qui sotto sono state scattate ieri (1 agosto) lungo il greto del Piave, a Pieve di Limana











