Se non è emergenza, poco ci manca. Belluno è stata classificata “area ad alto rischio Tbe” dall’Oms. La causa? Le zecche: tante, troppe.
I dati parlano da soli. Perché se è impossibile stabilire quante zecche ci sono sulle montagne bellunesi, è facile trovare qualcuno che ne abbia preso almeno una a seguito di un’escursione. E la diffusione si sta allargando ad aree urbanizzate anche a quote altimetriche sempre più elevate. In più, la provincia di Belluno è quella dove la Tbe ha un’incidenza maggiore rispetto al resto delle zone endemiche e di tutta la penisola italiana. Con un tasso di 5.95 su 100mila abitanti, sulla base dei criteri definiti dall’Oms, l’area è stata appunto classificata come ad alto rischio.
CHE COS’È LA TBE?
È una malattia potenzialmente grave che nei casi più critici può coinvolgere il sistema nervoso centrale e provocare problemi neurologici a lungo termine e, in alcuni casi, anche la morte; si manifesta con sintomi quali febbre, stanchezza, mal di testa, dolore muscolare e nausea.
Nonostante l’Italia nella sua totalità sia considerata un paese a basso rischio per la Tbe, l’incidenza di questa malattia ha registrato un trend di crescita sin dai primi anni 2000 soprattutto in alcune zone, cosiddette endemiche, in cui l’incidenza della patologia risulta elevata: tutta la regione del Triveneto con particolare riferimento al Friuli Venezia Giulia, alle provincie autonome di Trento e Bolzano e al Veneto, soprattutto Belluno e provincia. Dai 12 casi registrati nel nostro Paese nel 2000 si è passati ai 55 casi del 2020 e su un totale di 103 casi notificati dal 2017 al 2020 (dato cumulato), 100 si sono verificati nel Triveneto.
Per questo l’Oms e l’Ecdc (European Centre for Disease Prevention and Control) raccomandano la vaccinazione contro la Tbe per chi vive o si reca nelle zone in cui questa malattia è maggiormente diffusa.
BELLUNESI CONSAPEVOLI
I bellunesi lo sanno. La conoscenza della malattia tra le Dolomiti è la più alta in assoluto con più della metà degli abitanti che ne hanno consapevolezza (56%), rispetto al 42% delle altre provincie del Veneto. Lo rivela un sondaggio condotto da Ipsos per Pfizer. I centri vaccinali restano la primaria fonte di informazione sulla Tbe (70%), contro un solo 20% del resto della regione, seguiti dalle notizie sui media (13%) e da famiglia, amici e conoscenti (9%). Più della metà dei bellunesi (53%) ritiene la Tbe una malattia grave (il 40% nel resto del Veneto) contro il 38% del totale delle zone endemiche e del 40% del totale della popolazione nazionale e il 53% sa che la malattia si può prevenire con un vaccino (nel resto del veneto solo il 22%). La stragrande maggioranza (86%), inoltre, ritiene molto elevato il rischio di essere morsa da una zecca (solo il 28% nel resto della regione), e più della metà (58%) ne ha avuto esperienza (il 15% nel resto del Veneto). Sempre più della metà dei bellunesi (56%) conosce il vaccino contro la Tbe; il 36% l’ha fatto, gratuitamente (rispetto al 19% di copertura totale nelle zone endemiche e alla media nazionale del 3%). Resta, invece, molto bassa la conoscenza del vaccino nel resto delle provincie venete (solo il 19%) e la copertura vaccinale (8%).





