È una madre (di Edoardo), una lavoratrice, laureata in Lettere moderne, impegnata da sempre nell’associazionismo e per anni in ambito amministrativo. A volte, per riuscire fare a tutto e ritagliarsi del tempo libero, la giornata dovrebbe avere ben più di 24 ore. Eppure, nonostante questo, ha deciso di compiere un ulteriore passo: candidarsi al ruolo di sindaco. Lei è Sara Bona ed è in corsa per amministrare il Comune di Tambre. Da sola. Il suo avversario, infatti, è il quorum. Ma non è l’unico. Perché nell’attuale gruppo della minoranza consiliare c’è chi ha preso posizione: «Non andate a votare, è meglio il commissario prefettizio».
Parole che hanno ferito la candidata allo scranno più alto del municipio: «Sì, mi ferisce che chi rappresenta le istituzioni assuma una posizione di questo tipo. È un messaggio brutto anche dal punto vista della democrazia: quella del commissario, di solito, è una scelta del tutto emergenziale. Ma il nostro Comune ha un bilancio in ordine e tanti progetti da sviluppare. Perché darlo in mano a una persona che non conosce il territorio?».
I componenti della lista civica “Al lavoro per Tambre” sono impegnati nel tour frazionale: «E il paradosso è che chi invoca il commissariamento partecipa alle nostre serate. Lo trovo poco corretto pure sotto l’aspetto politico».
In ogni caso, Sara Bona è pronta a mettere in campo il suo impegno e la sua esperienza: «Sono in amministrazione da dieci anni con il sindaco Oscar Facchin, mi è sempre piaciuto lavorare per il mio paese. Ma era necessario uno scatto in avanti, la gente se lo aspettava. In più, abbiamo sempre ragionato come squadra». La priorità è semplice: «Rinsaldare la comunità. Dopo il Covid, dobbiamo riprendere a vederci, a parlarci, confrontarci, a costruire dialogo, seguendo un calendario di incontri e coinvolgendo le associazioni».
Tra meno di una settimana si vota: «In realtà eravamo pronti per creare una seconda lista – conclude Sara Bona -. Cosa che ci avrebbe permesso di sconfiggere il quorum in partenza. Questi giochetti, però, non mi sono piaciuti: danno l’idea di un gruppo che vuole tenersi il posto a tutti i costi. Ma non è questo spirito con cui amministrare: vogliamo avere la fiducia della collettività».





