Due anni di covid, in provincia mortalità inferiore rispetto al resto del Veneto

Due anni di covid, in provincia mortalità inferiore rispetto al resto del Veneto

Sono passati ormai oltre due anni dall’inizio della pandemia di covid – 19. Due anni di lutti, di ansie, di paure. Due anni che hanno cambiato per sempre lo scenario economico e sociale dei territori. Anche in provincia di Belluno, come dimostrano i dati diffusi ieri dall’Ulss 1 Dolomiti, in occasione della “giornata in memoria delle vittime dell’epidemia da covid».

I numeri, nudi e crudi, raccontano già molto, quasi tutto. A cominciare dai lutti. Sono 772, ad oggi, i decessi dovuti all’infezione dal Sars-Cov2 nel territorio bellunese. E sono i grafici a dimostrare come il covid si sia accanito in particolare verso le persone più fragili, gli anziani. Sia nel 2020 che nel 2021 le fasce di popolazione più colpite dalla mortalità sono state gli over 70, con punte di quasi 180 vittime, nel 2020, tra gli ottantenni.

Ma i numeri dimostrano anche, meglio di ogni spiegazione, l’efficacia dei vaccini. A fronte di un numero di contagi più alto, il 2021 (con la campagna vaccinale avviata ad inizio anno proprio a partire dai più anziani) ha visto scendere il numero di decessi nella fascia 80-89 anni (che rimane la più colpita) sotto quota 100. E il trend dei primi mesi del 2022 continua in questa direzione. I numeri raccontano anche come il covid si sia dimostrato un virus piuttosto “democratico” dal punto di vista della parità di genere, colpendo indistintamente uomini e donne, con una leggera prevalenza (il 52%) dei primi.

Sempre i numeri, però, raccontano anche una storia meno conosciuta. Quella di un territorio che, grazie «al duro lavoro e al buon comportamento di cittadini e Istituzioni», come dichiara Sandro Cinquetti, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 1 Dolomiti, «ha avuto un impatto più contenuto della pandemia» rispetto al resto del Veneto.

Lo dimostrano i dati relativi alla mortalità. Da gennaio 2020 a gennaio 2022 la provincia di Belluno ha visto 5.501 decessi, contro i 5.194 dei due anni precedenti: ovvero il 6% in più. Ma nello stesso periodo in Veneto si sono contate 113.607 vittime, contro le 100.774 del biennio gennaio 2017 – gennaio 2019: l’aumento in questo caso è stato del 13%, oltre il doppio di quello registrato nel Bellunese.

Situazione simile per quanto riguarda i due mesi inziali, quelli di marzo e aprile 2020. Nel Bellunese le vittime sono state 500, contro le 436 della media dello stesso periodo dei due anni precedenti (+15%), mentre in Veneto se ne sono conteggiate 10.568 (contro 8.351, il 27% in più).

Le differenze si riducono prendendo in considerazione il momento più duro della seconda ondata, a cavallo tra novembre 2020 e gennaio 2021. In questo arco di tempo le vittime nel Bellunese sono state esattamente 1.000, il 45% in più rispetto alla media. Poco meno che nel resto del Veneto, dove l’aumento della mortalità nel periodo è stata del 49%.

IL COMMENTO

«Un pensiero per tutte le persone morte di covid e per le loro famiglie, che non hanno potuto vivere in presenza il difficile momento del distacco. I nostri professionisti si sono impegnati, oltre che nella cura, nell’accompagnare le persone decedute in ospedale con affetto e partecipazione – commenta il direttore generale Maria Grazia Carraro -. Il risultato di un incremento di mortalità inferiore alla media, pur con una popolazione con un indice di vecchiaia più elevato, dimostra l’efficacia della gestione dell’emergenza covid nella nostra provincia, fatta dall’impegno quotidiano non solo della sanità ma anche di tutte le Istituzioni, la medicina di famiglia, le farmacie, le forze dell’ordine, il tessuto economico, il mondo della scuola e dell’associazionismo e i volontari che hanno saputo fare squadra in modo corale. Facciamo tesoro di questa esperienza, anche per onorare la memoria delle vittime. Quanto abbiamo vissuto in questi due anni ci deve aiutare ad affrontare questa ulteriore fase con la responsabilità per il bene comune che ha contraddistinto questo periodo».

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