Covid, aumentano i casi. Ma i dati confermano l’efficacia del vaccino

Covid, aumentano i casi. Ma i dati confermano l’efficacia del vaccino

«Ognuno è naturalmente libero di pensarla come ritiene giusto. Ma credo che osservare i numeri aiuti a ragionare in maniera obiettiva». E i numeri, in questo momento, parlano chiaro: aumentano i casi di coronavirus, ma i letti degli ospedali covid restano vuoti. Una grande differenza con 12 mesi fa, quando la crescita della seconda ondata di coronavirus stava già portando a reparti pieni e ospedali in sofferenza. Maria Grazia Carraro, dg dell’Ulss 1 Dolomiti, si rivolge al popolo dei no vax e li invita a ragionare sui dati.

Che sono questi. A Belluno ci sono attualmente 281 persone positive, 876 quelle in isolamento. La nostra provincia è passata in sette giorni da un’incidenza di 61 nuovi casi ogni 100mila abitanti a 90,6 (grazie ai 181 casi in più e distribuiti in gran parte, oltre che tra i bambini in età scolare, nella fascia di età tra i 25 e i 64anni, la più esposta al rischio). Un deciso balzo in avanti, dovuto ad una serie di focolai familiari ed amicali e al caso, noto, della scuola di San Pietro di Cadore. Belluno non è più in linea con la media nazionale ma si sta avvicinando alle percentuali di territori a noi vicini, come Provincia di Bolzano, Austria e Friuli – Venezia Giulia, dove l’incidenza settimanale è ampiamente sopra quota 200: 208 nuovi casi ogni 100mila abitanti a Bolzano, 419 a Trieste, addirittura 559 in Austria. «In pratica siamo circondati da territori che stanno peggio di noi – ammonisce Carraro – e sta per iniziare la stagione dello sci, che porterà ad aumentare gli scambi e le occasioni di contatto. Ecco perché rinnovo l’invito a vaccinarsi. E’ la protezione n°1 contro la diffusione del virus».

Vaccino che non è infallibile, naturalmente, come accade anche a quello antinfluenzale. Ma aiuta a non ammalarsi, o a farlo in forma lieve. Lo dimostrano altri numeri. Nel bellunese, ad esempio, la percentuale di soggetti positivi vaccinati sul totale dei vaccinati è dello 0,05%. Sale invece a 0,21% quella dei positivi non vaccinati sul totale del non vaccinati. Oltre 4 volte tanto. Altri numeri che certificano il funzionamento dei vaccini sono quelli che riguardano le case di riposo. Dove il virus è tornato a fare capolino, dopo l’autentica strage perpetrata lo scorso inverno. Attualmente ci sono sei anziani positivi, ospiti della rsa di Lamon, mentre si contano una decina di operatori sanitari positivi, distribuiti tra le case di riposo di Cavarzano, Limana, Pullir, Lamon e Longarone. Tutti, anziani e operatori, sono però asintomatici.

È buona norma vaccinarsi, quindi. Ma la campagna vaccinale, invece, nell’ultimo mese procede a rilento. In sette giorni la percentuale di bellunesi vaccinati con una dose è aumentata solo dello 0,1%, passando da 83,3% a 83,4%. Da noi, evidentemente, l’obbligo di greenpass per i luoghi di lavoro e di svago non sta sortendo gli effetti che si notano in altri territori. L’effetto? C’è superlavoro per gli addetti ai tamponi per greenpass. Dal 1 al 7 novembre i punti tampone dell’Usl 1 hanno effettuato 4.369 tamponi, ma vanno contati anche gli oltre 11mila effettuati nelle farmacie: «Senza il loro grande aiuto saremmo in enorme difficoltà – osserva Carraro – nel fornire un servizio adeguato».

Avanza a buon ritmo invece la campagna per ciò che riguarda le terze dosi. Ne sono state eseguite già oltre 7.200. L’ha ricevuta il 45% degli operatori sanitari. «Ma va tenuto conto – continua il dg dell’Ulss1 – che molti tra medici e infermieri non hanno ancora passato il termine dei sei mesi dalla seconda». Immunizzato anche il 60% degli anziani ospiti delle Rsa, mentre praticamente completata la vaccinazione per i pazienti cosiddetti “superfragili” (siamo al 95%).

Ultimo capitolo, gli anticorpi monoclonali. Finora ne hanno beneficiato 112 bellunesi: 9 solo nell’ultima settimana. «Ne utilizziamo molti, grazie al fatto che sono gli stessi medici del reparto di Malattie infettive a contattare personalmente tutti i nuovi positivi con le caratteristiche adatte ad essere curati con questa terapia – conclude Carraro – ma se i casi dovessero aumentare ancora molto, non so se potremo continuare su questa strada».

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