Ideal Standard va in trattativa. «Si salvi la fabbrica oppure battaglia senza esclusione di colpi»

Ideal Standard va in trattativa. «Si salvi la fabbrica oppure battaglia senza esclusione di colpi»

«Abbiamo avuto anche troppa pazienza. Adesso la proprietà deve mantenere fede a quanto detto nell’ultimo incontro al Ministero sviluppo economico. Altrimenti cominceremo una battaglia senza esclusione di colpi». È giorno di vertice in Regione per lo stabilimento Ideal Standard di Trichiana. E tira aria di guerra. I sindacati e i lavoratori non hanno nessuna intenzione di cedere: la fabbrica deve rimanere dove è oggi, aperta. E deve continuare a produrre sanitari. 

Lo dicono e hanno ragione: gli investimenti fatti per il nuovo forno e la nuova dotazione tecnologica dello stabilimento sono stati pagati anche dalle loro buste paga. Una trattenuta mediamente di 170 euro al mese, per un valore complessivo di 7,5 milioni di euro in pochi anni. È normale che sentano il “capannone” anche un po’ di loro proprietà. Come il capofamiglia che contrae un mutuo per farsi la casa. Nel caso di Ideal Standard, sono circa 500 i capifamiglia. E oggi (venerdì 5 novembre) i loro rappresentanti saranno in Regione per un vertice con l’assessora Donazzan.

«All’incontro al Mise, il 27 ottobre, la proprietà ha annunciato di voler dismettere la produzione in Italia. La nostra richiesta è di cedere gli impianti, il marchio e lo stabilimento, così da consentire la continuità produttiva» spiega Denise Casanova, Filctem Cgil. «Adesso chiediamo formalmente alla proprietà di impegnarsi in questo e di tradurre l’impegno in un accordo vero e proprio».

Sul piatto c’è il comparto casa che sta trainando la ripresa dell’edilizia. E quindi c’è mercato per i sanitari. Tradotto: qualche compratore in giro non manca. Dall’altra parte però c’è una fiducia nei confronti di Ideal ridotta a zero. «Abbiamo chiesto per più di un anno il piano industriale e non ce l’hanno mai mostrato – continua Casanova -. Poi se ne sono usciti con l’annuncio di dismettere Trichiana. La fiducia è davvero a zero. Se riusciamo a chiudere un accordo rispettoso per i lavoratori, bene; altrimenti cominceremo un percorso che va all’opposto di quanto abbiamo fatto finora: anziché costruire, lavoreremo per distruggere. Vedremo venerdì mattina come andrà. Quel che è certo, è che se la trattativa non sarà abbastanza, allora saranno dolori per tutti. In cosa consiste “l’abbastanza”? Lo vedremo oggi».

Il tema per Trichiana è uno e non di poco conto: al di là di Ideal e dei ragionamenti sulla delocalizzazione come strumento per ridurre i costi, c’è uno stabilimento che ha dotazioni tecnologiche all’avanguardia e produce sanitari made in Italy di altissima gamma. Una lavorazione complessa che garantisce una discreta marginalità. È per questo che i sindacati insistono sulla salvaguardia della fabbrica e della continuità produttiva. Anche perché in un momento in cui i costi energetici sono schizzati alle stelle, lo stabilimento di Trichiana ha un impianto di cogenerazione che può anche intercettare risorse del Pnrr. Questo può fare la differenza sul mercato. Ammesso che Ideal Standard rispetti le promesse e ceda.

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