I contagi risalgono e ci portano verso la quarta ondata di covid- 19. Lo dimostrano i dati giornalieri diffusi da Azienda Zero. Nel giro di meno di due settimane la provincia di Belluno ha visto salire l’incidenza settimanale da 30 casi ogni 100mila abitanti a 67. Più del doppio, un valore che colloca il Bellunese in linea con il resto del Veneto e sopra la media nazionale.
Un campanello d’allarme di cui tenere conto, senza dubbio. Ma che al momento non deve allarmare più del dovuto. Perché a fare la differenza con lo scorso autunno (quando cominciò la devastante seconda ondata che mise in ginocchio la provincia) è il dato relativo ai ricoveri in ospedale. Al momento, infatti, ci sono solamente 4 pazienti covid- positivi ricoverati al “San Martino” di Belluno: due di questi non sono vaccinati, uno è vaccinato con la sola prima dose, uno le ha già ricevute entrambe. Non ci sono pazienti in terapia intensiva.
La differenza ha un nome. Si chiama vaccino. L’importanza della campagna vaccinale è stata ribadita questa mattina dal direttore generale dell’Ulss 1 Dolomiti, Maria Grazia Carraro. Finora ha completato il ciclo vaccinale l’80,8% dei residenti in provincia over 12: l’83% ha ricevuto almeno una dose. «Siamo particolarmente soddisfatti – spiega la dg – della risposta dei più giovani. I ventenni, che hanno iniziato a vaccinarsi più tardi, hanno già raggiunto quota 80% di vaccinati». Meglio, ad esempio, dei 30enni e dei 40enni, fermi a poco più del 75%. Restano da vaccinare, comunque, ancora 30.500 bellunesi. Molti (6.500) sono nella fascia di età 40-49 anni, tanti anche i cinquantenni (5.433). «Sono i soggetti che al momento devono prestare più attenzione – spiega Carraro – e che invitiamo a vaccinarsi e a rispettare le regole anti-contagio».
Solo così sarà possibile evitare l’impennata di casi che sta caratterizzando territorio a noi vicini, come Friuli e Provincia di Bolzano. «Da noi la curva epidemica per ora sale ma con una pendenza moderata – spiega il dg – ma naturalmente i nostri concittadini hanno molti rapporti, di lavoro e di altro tipo, con i territori confinanti. Per cui il rispetto delle norme è l’unica strada per evitare una decisa recrudescenza del virus. Perché non dimentichiamo che un aumento dei contagi prima o poi qualcuno in ospedale lo porta. E noi vorremmo evitarlo, perché dobbiamo cercare prima di tutto di garantire l’operatività normale dei nostri ospedali».
Belluno si sta comportando bene anche per quanto riguarda le terze dosi. Sono già 5.500 i bellunesi che l’hanno ricevuta. Tra di loro, il 40% degli operatori sanitari, il 59% degli ospiti delle case di riposo e il 95% dei soggetti superfragili. Circa 2.000 persone: «Per questo devo ringraziare la rete dei medici di base e degli specialisti – continua Carraro – che hanno chiamato il loro assistiti per spiegare loro l’importanza della terza dose». E da oggi è possibile prenotare sul sito dell’Ulss1 la terza dose anche per i soggetti fragili, quelli che presentano patologie che potrebbero ingigantire gli effetti del virus. Ricordiamo che la terza dose può essere ricevuta solo sei mesi dopo aver fatto la seconda.
Carraro risponde anche a chi paventa una “sottovalutazione” degli effetti avversi del vaccino anticovid. «Fino ad oggi non ci sono state, in provincia, segnalazioni di effetti gravi e gravissimi correlati. E ricordo che il sistema di segnalazione e monitoraggio non è una novità, ma è ben rodato in Veneto, perché utilizzato ad ogni somministrazione di farmaci. Per quanto riguarda alcune persone che lamentano sintomi più gravi, sono state prese in carico dall’Ulss 1, che ha istituito una commissione interdisciplinare ad hoc per approfondire le indagini e verificare eventuali correlazioni».
Ultimo capitolo, la terapia con farmaci monoclonali. Finora sono stati curati in questo modo 103 bellunesi. «Un bel numero, lievemente superiore alla media della regione – spiega Carraro – e questo è avvenuto grazie alla decisione di contattare direttamente i nuovi positivi che posseggono le caratteristiche per ricevere questo trattamento. Che funziona: ogni paziente trattato con le monoclonali è un ricovero in meno.
Carraro conclude ringraziando le farmacie, «Che ci stanno dando una grande mano nell’effettuazione dei tamponi per il green pass. Da soli, nei nostri drive – in, non saremmo in grado di evadere tutte le richieste. Al momento facciamo una media di 400 tamponi al giorno, riscontrando 2-3 positività. Ma il volume dei tamponi fatti in farmacia è quasi 10 volte tanto».





