Dalle infradito della bambina alla penna di un burbero scrittore: sono oggetti apparentemente inanimati. Apparentemente. Perché il tocco, la grazia e la delicatezza di Francesca Mussoi li rendono vivi. Magici. Come l’ultimo racconto dell’autrice: dopo “La bambina con le infradito”, ecco “Vita di Penna”. Ed è proprio “lei”, Penna, la protagonista della nona fatica letteraria dell’insegnante di Sedico.
Il libro, edito da Infinito, è disponibile da oggi (anche online) e verrà presentato ufficialmente sabato 25, alle ore 16, nel contesto della piana di Prapavei (Sedico). «La penna mi ha sempre accompagnato nella quotidianità – afferma l’autrice -. E ha scandito le parti più importanti della mia esistenza. Con mio marito, per esempio, ci scrivevamo delle lettere, utilizzando proprio la penna: un oggetto che ci teneva in relazione, anche a chilometri di distanza. Per me quindi ha un valore speciale, affettivo. Allora mi sono chiesta se quell’oggetto potesse avere un’anima». E la risposta è contenuta in un racconto da leggere tutto d’un fiato: «Ho voluto unire l’utile al dilettevole. Nel senso che il testo è fantasioso, ma legato pure all’attualità, alla Storia contemporanea. In particolare, sono passata dalla guerra in Siria de “La bambina con le infradito” ai conflitti e alle contraddizioni della Turchia. È anche un modo per spingere i ragazzi ad approfondire le tematiche di oggi».
Non mancano le illustrazioni, curate da Elisabetta Dal Pont: «I disegni fotografano i punti cardine del racconto – argomenta la giovane studentessa di Ingegneria biomedica all’Università di Padova -. E, oltre ad arricchire il testo, lo rendono più “lieve”. Grazie a “Vita di Penna”, inoltre, vorremmo dare un po’ di calore a chi si immerge nella lettura. Attraverso un personaggio rigido, freddo d’animo e solitario».
Il personaggio in questione è Loren, scrittore che ha nel vecchio cane e nel giardiniere gli unici contatti col mondo. Odia la tecnologia e, per questo, non si separa mai dalla sua penna. La stessa che racconterà una storia fatta inizialmente di sfumature grigie, ma destinata a tingersi con i colori inaspettati dell’avventura e dell’amore. Perché, come sostiene Francesca Mussoi, «qualsiasi penna, anche la più anonima, può riempire un foglio bianco di parole meravigliose».





