«Green pass a scuola? Discriminatorio e pericoloso per gli studenti»

«Green pass a scuola? Discriminatorio e pericoloso per gli studenti»

«L’Italia è il Paese con il Green pass più restrittivo d’Europa eppure non ci sono ancora linee guida precise su come vivere la quotidianità scolastica». Ad affermarlo è Katia Tafner, responsabile regionale del dipartimento Istruzione per Fratelli d’Italia. 

«Pensare che solo nel nostro Paese vi sia obbligo del “certificato verde” per poter accedere a scuole ed università non può essere certo motivo di orgoglio, ma evidente incapacità di gestione del problema da parte di questo Governo. In uno scenario organizzativo drammatico nel quale le singole scuole cercano di stare a galla con i maestri rimasti, preoccupano alcune dichiarazioni di politici ed esperti che, se attuate, segnerebbero le basi per un nuovo bullismo scolastico. Di fatto se i Ministri Roberto Speranza e Patrizio Bianchi hanno pensato che per incentivare le vaccinazioni una nuova carta da giocare fosse quella del “senza mascherina se tutti sono vaccinati”, ora si unisce anche Giuseppe Battiston, osservatore delle dinamiche della diffusione dell’epidemia. Il quale ritiene utile “trattare in modo diverso chi ha il green pass e chi no”». 

La posizione di Fratelli d’Italia è assai critica: «In tutto questo grande affare di tamponi e vaccini, dove le cure domiciliari vengono pronunciate solo in silenzio – prosegue Katia Tafner – mi chiedo quanti sono coloro che continuano a vedere la società con occhio umano, o per essere più precisi col cuore e sensibilità. Nelle classi ci sarà sempre qualcuno di non vaccinato e questo non potrebbe che creare disagio da parte del ragazzo considerato “diverso” dal sistema, con prevedibili atti di bullismo. Ne sono la prova i crescenti numeri di ragazzi con problemi psicologici gravi che richiedono il supporto di uno psicologo. Che dire dei più piccoli, i figli di genitori senza green pass che devono salutare la loro mamma e il loro papà al di fuori degli edifici scolastici. Se questa non è discriminazione, non so come altro chiamarla. Questo è il tempo di investire in una nuova scuola, che parli di rispetto e valori alti, quelli dell’identità e dell’inclusione, dell’essere umano con le sue emozioni, capace di guidare i piccoli di oggi crescendoli responsabili adulti di domani». 

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